Uno per tutti, film 2015

Uno per tutti, di Mimmo Calopresti, è un film del 2015 che ho visto diverso tempo fa. Ne scrivo solo oggi a causa di Sky e delle festività. Vado a spiegarmi. Con Sky on demand si possono recuperare, tra le altre cose, le serie tv andate in onda. Si spazia dai Soprano fino al Trono di Spade e Gomorra. E quì casca l’asino. Avendo una giornata libera da impegni, (prima, quando eravamo un noi, ogni giorno di festa era un’uscita), mi sono messo a fare zapping su Sky e ho beccato una puntata di Gomorra. Non ne avevo visto manco un minuto. Così ho fatto ripartire la puntata dall’inizio e me la sono vista tutta. Gran prodotto. Inutile dire che ho ripreso la serie dal principio e me la sono vista tutta, a botte di 2/3 puntate al dì. Poi è stata, ed è, la volta del Trono di Spade. Come per Gomorra, Sky manda in onda serie di puntate. Per curiosità ho preso a vederle, sebbene fossero della quinta stagione, e non mi sono mosso da davanti lo schermo finchè non si è fatto troppo tardi. Pure per questa serie, ho ricominciato dalla prima puntata della prima stagione. Mi sta piacendo, sebbene Gomorra sia meglio. Quindi ho lasciato qualche film indietro. Oggi è la volta di Uno per tutti. Non mi è spiaciuto. Giorgio Panariello è un ispettore che arresta il figlio di quello che era, da ragazzo, il suo migliore amico. L’arresto è per omicidio. Questo fatto riporta a galla vecchi ricordi, accuse, sacrifici. L’amicizia, per lungo tempo dimenticata, torna a vivere, assieme agli screzi. Tra lui e l’amico, Fabrizio Ferracane, si inseriscono i vecchi compagni di allora. Isabella Ferrari, madre assente sebbene presente, e Thomas Trabacchi, tornato a Trieste dalla Calabria per l’occasione. A uscirne meglio è il giovane assassino che, in uno slancio di maturità, elevandosi su genitori e amici, accetta le conseguenze del gesto invece di scappare. A stringere Calopresti, che ha portato in scena l’omonimo libro di Gaetano Savatteri, regala una speranza sulle nuove generazioni. Chi è riuscito nella vita e appare realizzato è pronto a sporcarsi le mani, andando contro la legge. L’assassino , per uno slancio di passione, si eleva, accettando di espiare la colpa invece di scappare, come vorrebbero gli adulti. Adulti che, da ragazzini, si erano resi partecipi di un omicidio, sebbene frutto di un gioco infantile. Gli interpreti mi sono piaciuti, non tutti allo stesso modo. Panariello non mi fa impazzire e l’ho trovato piuttosto forzato , pure la Ferrari svampita non la reggo moltissimo. Al contrario ho molto apprezzato l’interpretazione di Ferracane e Trabacchi. Il giovane assassino è un apprezzabile Lorenzo Baroni. Da vedere? E’ un discreto film drammatico. Si può guardare.

Vice, film 2015

Porca puttana che brutto film. 15 milioni di budget, Bruce Willis nel cast e un prodotto di una bruttezza incredibile. Merita di essere visto per quanto è brutto. Se non vi fidate di me, sappiate che sul Tomatometer di Rotten Tomatoes ha un indice di gradimento del 4% e un audience score del 16%. Su 27 critiche, 26 sono negative. Se non è record poco ci manca. Su IMDb ha 4,2/10 con oltre 10.600 votanti.Trattasi di film di fantascienza / azione con cast dignitoso. A lottare contro Willis, c’è Thomas Jane, famoso per essere stato il protagonista di The Punisher. Tra di loro la bella Ambyr Childers. L’idea di partenza era buona ma si sviluppa male e finisce peggio. Willis esce meglio nelle pubblicità della Vodafone. Imperdibile.

Fitbit Surge, se lo conosci lo eviti

Mi sono regalato, un paio di mesi fa, questo activity tracker. Svolgendo attività sportiva quotidiana, mi era presa l’idea di comprare un cardiofrequenzimetro da polso e , tra i vari, disgraziatamente, ho scelto questo. All’inizio la nostra storia è stata solamente rose e fiori. Perfetto in tutto. Frequenza cardiaca, gps, velocità trasferimento dati. L’ho confrontato, soprattutto nelle mie uscite , con altro gps. La differenza, su 10 km e oltre, era assai ridotta. Un mese fa, osservandolo, ho scorto, piccola, una bolla d’aria nel cinturino inferiore. Una cosa minima cui non ho dato peso. Col passare dei giorni si è andata allargando sempre più, fino a prendere l’intera larghezza del cinturino. Non bastasse, ha preso a scollarsi anche la parte superiore. A questo punto, cercando notizie on line per la sostituzione del pezzo difettoso ho scoperto, su siti americani, che difetti al cinturino sono piuttosto comuni e, purtroppo, l’orologio è un pezzo unico. Essendo la garanzia di due anni, ho contattato l’azienda produttrice. Rapidi e solerti mi hanno risposto e, alla fine della fiera, ho scoperto che la garanzia è limitata e, non avendolo comprato sul loro sito o su quello di un loro rivenditore ufficiale, devo, attraverso il venditore, dimostrare che l’orologio fosse nuovo e ancora in garanzia. Ok. Fin qui ci posso pure stare, anche se mi urta dover dimostrare la mia buona fede; in ogni caso lo sto già facendo. Non è per questo che scrivo. Un prodotto venduto al prezzo di 250 euro, ( ora si trova a 199 nelle catene di grande distribuzione), dovrebbe essere più resistente e non rompersi dopo due mesi di utilizzo. La sostituzione è ok e ci mancherebbe pure, ma uno non compra un oggetto pensando che si rovinerà/romperà dopo un breve utilizzo. Ok che è prodotto in Cina, sebbene l’azienda sia Americana ma a tutto c’è un limite. A livello tecnologico è ottimo ma i prodotti utilizzati sono più che scadenti. Mi auguro lo sostituiranno ma , di loro, avendo letto su siti americani la cadenza di questi problemi, molto probabilmente non comprerò più nulla. Ribadisco che tecnologicamente è un gran prodotto, ma non ci si può perdere per un cinturino di gomma. E’ assurdo

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Unit 7 , film 2012 , Prince

Grupo 7 è un poliziesco spagnolo di Alberto Rodriguez. Dopo La Isla Minima non ho perso l’occasione di vedere il precedente lavoro del bravo regista iberico. Non siamo ai livelli del successore, che considero un film ottimo, ma ci troviamo comunque al cospetto di un buon film. Il gruppo 7 è un’unità antidroga che ha il compito di ripulire Siviglia dagli spacciatori e trafficanti. In concomitanza con i lavori dell’Expo, i loro modi si fanno sempre più spicci fino ad arrivare all’illegalità ; i superiori paiono disposti a chiudere gli occhi, a fronte di sequestri sempre più cospicui. Da un certo punto la violenza la fa da padrona. Gli attori sono bravissimi. Due di essi, Julián Villagrán e Joaquín Núñez , per l’ottima prova hanno vinto il Premio Goya di quell’anno. L’intero cast era stato nominato. Il film è ben fatto, va in crescendo e ti tiene lì, ad attendere, sperare, temere. Mi è piaciuto. Da vedere? Si. Rodriguez è una garanzia.

Prince. Cosa dire? Mi è scesa la lacrima. Era un artista che apprezzavo tanto. Un suo cd l’ho consumato a furia di sentirlo. Quanti ricordi. Purple Rain … ne conosco ogni istante, ogni sfumatura, ogni singolo sospiro. Fenomeno

Questo omaggio di Jennifer Hudson e del cast di The Color Purple mi è parso all’altezza

Il mio grosso grasso matrimonio greco 2, film 2016

Ogni tanto, questo è il caso, mi capita di non consigliare un film. Il primo episodio, costato circa 5 milioni di dollari, fu un successo commerciale notevolissimo, tanto da incassare quasi 370 milioni. Normale che, a distanza di anni, producessero un seguito. Tanto era carino il primo, nella sua comicità tranquilla e familiare, tanto è scontato questo. L’idea di base è simile. C’è sempre di mezzo un matrimomio. Allora a sposarsi era la protagonista. Oggi i suoi genitori che, per un cavillo, scoprono di non essere sposati. Protagonista centrale è la figlia/nipote, oramai prossima alla scelta dell’università e alla partenza dal nido familiare, non prima del ballo della scuola. I personaggi, per un italiano, non sono così forzati, anzi, in una qualunque città si possono vedere quotidianamente persone più colorate e caciarone dei protagonisti. Le minacce, le urla, la cucina, la musica ad alto volume, i vestiti attillati e colorati a contrastare il total black dell’anziana nonna, la figura del padre burbero e accentratore che si impone sui figli e si scontra con la moglie. Tutto già visto e rivisto. E’ una commediola che strappa qualche sorriso annoiato, quelle poche volte che , distratti, non si è anticipata la battuta. Salvo il doppio matrimonio ; il mio lato romantico ha apprezzato.  Mi è capitato di leggere, on line, critiche positive su questo polpettone. Per me non vale il prezzo del biglietto. Manco scontato. Manco se ve lo pagano. Da vedere? No.

 

 

Troppo Napoletano , film 2016

Troppo napoletano mi è piaciuto perchè, pur non toccando vette di comicità, si lascia guardare. Da Vita, Cuore, Battito le mie attenzioni verso Made in Sud non erano nè sono aumentate, ma Gigi e Ros li conoscevo già per precedenti apparizioni. Sono anni che lavorano, bene. Questo film non credo sarà la loro consacrazione ma ha consentito loro di affacciarsi nel mondo del cinema con un prodotto fresco e godibile. La storia è presto detta. Una giovane mamma, dopo la morte del padre del suo unico figlio, diviene ancora più attaccata al suo pargolo. Il bambino, apparentemente chiuso, si innamora di una nuova compagna di classe e , per alcuni suoi comportamenti male interpretati, viene inviato da uno psicologo. I due, adulto e ragazzino, diverranno prima amici e poi complici, per conquistare il cuore delle amate. Attorno a loro si muove la famiglia del ragazzo e un fantastico bidello/professore di vita, ( Giovanni Esposito). Lui, Esposito, assieme a Salvatore Misticone, l’ho trovato irresistibile. Molto bravo Gennaro Guazzo, il ragazzino. Bellissima Serena Rossi che, devo essere sincero, non avevo riconosciuto. Gigi e Ros non mi hanno fatto impazzire. Tra i due mi è piaciuto maggiormente Luigi Esposito. Film, come detto, godibile, buono per trascorrere un’ora e mezza spensierata. La lezione sulla grande canzone neomelodica napoletana è fantastica. Da vedere? Perchè no

Lui è tornato, film , 2015

Basato sull’omonimo romanzo di Timur Vermes, il film, tra fiction e candid camera, racconta il risveglio, ai giorni nostri , di Adolf Hitler. Devo ammettere che ho riso molto, moltissimo, in un primo momento. Poi però mi sono trovato a riflettere, non solo sul fatto che un film su Hitler mi facesse ridere. Ciò che mi ha colpito è stato il vedere come certe mie idee che tra poco andrò ad esplicare, potrebbero avere terreno fertile ai giorni nostri. L’Hitler del film, preso da tutti per un perfetto imitatore, fa ridere e riflettere il suo pubblico. Ridere perchè, col suo volto ed i suoi modi, viene preso, all’inizio, per una caricatura atta a svilire la figura del mostro. Riflettere perchè, in una Europa mai così debole, le sue parole, dirette , di critica contro la società moderna e la mollezza dei governi europei, vanno a trovare sempre più consensi. Il mostro è parte di noi. E’ dentro di noi. E si alimenta attraverso il lavaggio del cervello della tv, attraverso la mancanza di lavoro, di cultura, di istruzione, di ricchezza e benessere diffusi. Si alimenta attraverso la contrapposizione tra noi e loro, dove loro sono i diversi , per provenienza , colore, credo. Proprio ieri leggevo i dati Eurostat con l’Italia maglia nera d’Europa con quasi 7 milioni di persone sotto il livelllo di povertà. Inoltre, notizie degli ultimissimi giorni, quotidiani sbarchi di circa 2000 migranti di media. Non li chiamo rifugiati perchè , alla maggior parte di loro, questo termine non spetta. E’ un mix pericoloso. Gli italiani, siano pensionati , milioni tra essi prendono meno di 750 euro al mese, esodati, giovani disoccupati o con contratti a termine , divorziati, genitori single, devono arrabattarsi con pochi soldi e , a volte, spesso, senza una casa di proprietà o col mutuo e le bollette da pagare. Mangiare , purtroppo, è un vizio che abbiamo e hanno tutti. Dall’altra parte ci sono i 35 euro al giorno di costi, la diaria da 2.5 euro e l’uso gratuito del cellulare. E’ poco. E’ tanto. Non è un mettere contro, ma non si può fare finta di non vedere. I politici, molti, ci mangiano. La chiesa ci mangia pure lei. Ed è un attimo far partire un incendio. Non ci sarà sempre la televisione , censurata e al servizio dei potenti, ad annebbiare le menti. A stomaco vuoto non si dorme. Lo diceva pure Aldo Fabrizi in una sua poesia, Magnà e dormì. La dignità gli italiani ancora la mantengono come se fosse un dono e non, a volte, un limite. Ora , passare da Hitler a Fabrizi ce ne vuole, eppure è stato così breve il passo delle mie parole. Tornando al film. Merita assolutamente di essere visto. In Germania è stato un caso letterario prima e poi cinematografico. L’attore che fa Hitler, Oliver Masucci,  è straordinario. Basterebbe veramente un attimo. Una figura capace di infiammare gli animi. Notevole la scena in cui, tra tutti che accettano la figura di Hitler, l’unica che si arrabbia, sbotta e lotta è una vecchina, ebrea, sofferente di demenza senile. Tra tutti è lei a riconoscerlo. In un mondo di presunti sani, l’unica ad esserlo realmente è una malata. Notevolissimo.

Aggiunta del 24/04/2016 :

(ANSA) Norbert Hofer, il candidato del Partito della Libertà (Fpoe), formazione di estrema destra anti-migranti, trionfa con il 36,7% nella prima proiezione delle elezioni presidenziali austriache. Il verde Alexander van der Bellen è secondo con il 19,7%. Eliminati i candidati dei due grandi partiti tradizionali, popolari e socialisti, dal ballottaggio.

La candidata indipendente Irmgard Griss è al terzo posto al 18,8%. Il socialista Rudolf Hundstorfer all’11,2%, così come quello popolare Andreas Khol. Chiude Richard Lugner, con il 2,4% dei voti. Se i risultati verranno confermati, al ballottaggio del 22 maggio andrebbero Hofer e il verde Van der Bellen.

I sondaggi danno infatti ai Social Democratici e al Partito popolare di centro solo tra l’11 e il 15% delle preferenze. Mentre Norbert Hofer della destra xenofoba e antieuropea del Freedom Party, e gli indipendenti Alexander van der Bellen e Irgmard Grissal vengono dati intorno 21-24%. Se, come da previsioni, nessun candidato otterrà oggi la maggioranza, sarà necessario ricorrere al ballottaggio il 22 maggio prossimo.

Salvini, gran gioia per Fpoe, storico alleato  – ”Provo immensa gioia per il grande risultato che si sta delineando in Austria per il nostro storico alleato Fpoe”: lo ha detto all’ANSA Matteo Salvini commentando i dati delle presidenziali austriache. ”Quel che mi sconcerta e che mi fa incazzare – ha aggiunto – è il pressapochismo con cui vengono definiti destra xenofoba e razzista dai media. Chiunque chieda libertà, immigrazione controllata e una Europa diversa viene subito marchiato! Il ‘politicamente corretto’ uccide la verità e la realtà”.

La politica sugli immigrati, oltre agli scandali, sarà la tomba del pd e dei suoi accoliti

C.T.V. La confraternita dell’uva, John Fante

I figli erano i chiodi che lo tenevano crocefisso a mia madre. Senza di loro, sarebbe stato libero come un uccello. Non gli andavamo particolarmente a genio e di certo non ci amava proprio. Eravamo soltanto dei ragazzi comuni, normali e senza qualità fuori dall’ordinario ; lui aveva sperato in qualcosa di più.  … Era un montanaro venuto dall’Abruzzo, un nasone dalle mani grosse, basso ( uno e sessanta), largo come una porta, nato in una parte d’Italia in cui la miseria era spettacolare quanto i ghiacciai circostanti e dove qualunque bambino che fosse riuscito a sopravvivere per i primi cinque anni ne avrebbe campati ottantacinque. Logicamente , non molti riuscivano a compiere cinque anni. Di tredici che ne erano restavano solo lui e mia zia Pepina, che ne aveva ottanta e abitava a Denver. La sua durezza, mio padre l’aveva ereditata  da quel modo di vivere. Pane e cipolle, si vantava, pane e cipolle : che altro serve a un uomo? Ecco perché per tutta la mia vita ho provato ripugnanza per pane e cipolle. Lui era qualcosa di più del capofamiglia. Era giudice, giuria e carnefice, Geova in persona. Non c’era nessuno che potesse avere a che fare con lui senza litigare. Non gli piaceva quasi niente, in modo particolare sua moglie, i suoi figli, i vicini, la chiesa, il prete, la città, lo stato, il suo paese e il paese dal quale era emigrato. Né gli importava un fico secco del mondo intero, né del cielo né delle stelle o dell’universo, né del paradiso né dell’inferno. Ma le donne, quelle gli piacevano.

C’era pochissima gente in giro con quel calore. Perfino il salone dell’hotel Ritz, sulle cui poltrone amavano impigrire gli uomini della ferrovia, era deserto. Una città malata. Si aveva la sensazione che i bulldozer stessero ammassandosi ai suoi confini, in attesa di un segnale di morte.

In più di un quarto di secolo, l’unico cambiamento al Cafè Roma era stato quello della clientela. I vecchi di cui mi ricordavo adesso stavano al cimitero, rimpiazzati da una nuova generazione di vecchi. Per il resto, le cose procedevano uguali.

Otto o nove di loro si affollavano attorno a un tavolo verde nel retrobottega.  La lampada bassa illuminava cinque giocatori seduti attorno al tavolo, con gli altri in piedi tutt’intorno, a guardare e a far commenti. Mio padre era uno degli spettatori. Erano una ghenga di strambi, irascibili, duri individui da previdenza sociale : gente ringhiosa, frontale, vecchi bastardi maligni e aspri, che però se la spassavano col loro spirito crudele e i modi profani del loro cameratismo. Non filosofi, non vecchi oracoli che si pronunciavano dalle profondità delle loro esperienze di vita ; ma soltanto vecchi che ammazzavano il tempo, in attesa che l’orologio si scaricasse. Mio padre era uno di loro. Me ne resi conto provando uno shock. Non me l’ero mai figurato a quel modo finché, in quel momento, non lo ebbi visto nel suo ambiente. E ora mi sembrava anche più vecchio degli altri compagni che gli stavano attorno.

Più gridavo, più battevo i pugni sul tavolo, e più lui beveva; e più beveva , più le lacrime gli sgorgavano dagli occhi. Cacciò di tasca un fazzoletto a pallini , si soffiò il naso e ingollò un altro poco di vino. Faceva pietà : distrutto, imbarazzante, rivoltante, spudorato, stupido, rozzo, disgustoso e sbronzo, il peggior padre che un uomo potesse avere, così abominevole che sputai la birra nella sputacchiera e mi alzai per andarmene.

La cucina : il vero regno di mia madre, l’antro caldo della strega buona sprofondato nella terra desolata della solitudine, con pentole piene di dolci intingoli che ribollivano sul fuoco, una caverna d’erbe magiche, rosmarino e timo e salvia e origano, balsami di loto che recavano sanità ai lunatici, pace ai tormentati, letizia ai disperati. Un piccolo mondo venti-per-venti  : l’altare erano i fornelli, il cerchio magico una tovaglia a quadretti dove i figli si nutrivano, quei vecchi bambini richiamati ai propri inizi, col sapore del latte di mamma che ancora ne pervadeva i ricordi, e il suo profumo nelle narici, gli occhi luccicanti, e il mondo cattivo che si perdeva in lontananza mentre la vecchia madre-strega proteggeva la sua covata dai lupi di fuori.

L’asma era fatale? Poteva esserlo. E così sia. Dostoevskij era epilettico, io avevo l’asma. Per poter scrivere bene, un uomo deve avere una indisposizione fatale. Era l’unico modo per avere a che fare con la presenza della morte.

Invece mi feci la doccia e mi rasai e indossai i vecchi vestiti della mia giovinezza – una salopette, una felpa, un paio di stivaloni chiodati tutti sformati. Com’era strambo trovarsi dentro quei vecchi abiti : mi sentivo un serpe uscito dalla propria pelle per cercarsene un’altra più vecchia. Mi sentivo un vecchio di sedici anni.

Mia madre rimase perplessa. Non tanto per i vestiti. – E’ che sembri troppo giovane, – disse.

– ‘Sta roba mi pare bizzarra.

Avrei voluto dire che pareva la roba di uno già morto al tempo della mia giovinezza, tempo di tensione e di crisi, di povertà familiare e prosperità paterna, di rabbia contro di lui, di convinzione che Dio dopotutto non governava il mondo, di fame di lusso e di guadagno, per saltare i recinti di casa e di città e mutarmi in qualcun altro : scrivere, scopare e scrivere.

Non era amore, ma la voglia era anche meglio.

Per mio padre e per la maggior parte della vecchia guardia italiana della contea di Placer, Angelo Musso era qualcosa di assolutamente speciale : come un antico oracolo che non dispensava saggezza, un saggio che non forniva consigli, un profeta che non prediceva, infine un dio che faceva fermentare il più incantevole vino del mondo in un minuscolo vigneto di una trentina di acri cui la natura aveva largito grandi massi e viti sublimi.

Sprofondammo in un bere meditativo ; la magia del vino stava trascendendo il miracolo del suo sapore, avvolgendo le nostre anime nel bozzolo di quel ronzio di vespe : un brusio dolce, nella pienezza e nella freschezza della vendemmia lungo quelle colline assolate. Hypnos stava discendendo su di noi, e il tempo passava cullato dal ronzio delle vespe.

La raggiunsi, e lei non si accorse che ero là ; continuava assorta in altri pensieri, con serena determinazione. Come mi pareva bella in quella notte tiepida, lungo quella strada di case cadenti appena illuminata ; innamorata del suo marito tiranno che stava all’ospedale , con quel viso di colomba e i movimenti dolci che mi ricordavano una vecchia fotografia di lei a vent’anni, con un bel cappello ampio al Capitol Park di Sacramento, appoggiata a un albero, sorridente ; preziosa allora, preziosa ora che avrei voluto prenderla tra le braccia come un amante e farle attraversare così la porta della chiesa.

Improvvisamente realizzai che mi stava prendendo in giro – e che stava prendendo in giro anche se stesso – e che non aveva alcuna intenzione di venire a cena, o di comprare un regalo a suo padre, o di fargli visita all’ospedale : Mario era un sognatore che non dava mai seguito alle sue buone intenzioni.

Che dice? Domandai.

Dice : “ E’ meglio morire di bevute che morire si sete” – . Spostai lo sguardo da lui al vecchio vignaiolo.

– E che cosa vorrebbe dire ? – chiesi , fissando gli occhi sfatti di Angelo. – Non capisco.

Prontamente, Angelo si rimise a scrivere : un’altra frase all’impronta. Poi passò il foglio a Benedetti, che tradusse di nuovo.

– “ Meglio morire tra amici che morire tra i dottori.”

Ci fu un applauso, un battimani, e calici levati per un brindisi e subito vuotati ; fece un gesto anche mio padre, il quale era al di là della soglia in cui non si capisce più nulla.

Quando le tue debolezze sono la tua forza, che fai? Piangi.

Lungo il corridoio chiamai Stella da un telefono a gettoni. Quando le comunicai la notizia, tossì e cominciò a piangere. Piangemmo a lungo, abbracciati l’uno all’altra attraverso il telefono.

Batman v Superman: Dawn of Justice , film 2016

Per farla brevissima , Lex Luthor, manipola Batman e Superman per portarli allo scontro tra loro. Il piano non va esattamente come prefissato, ma Luthor ha pronto un mostruoso jolly da mettere in campo. Compaiono Wonder Woman e , in brevissime apparizioni, funzionali ad un terzo episodio della serie, Flash, Acquaman e Cyborg. Snyder, da 300, è un regista che apprezzo. Quello però è un film che ho visto fino a consumarlo. Questo Batman vs Superman forse lo vedrei un’altra volta. Si. Probabilmente lo vedrei un’altra volta. Le due ore e mezza scorrono via veloci. Non sono un appassionato del genere per cui, pur avendo letto critiche infauste, non sono nella condizione di confutarle. A me, come detto, non è spiaciuto. Domani si sapranno gli incassi di questa settimana. Restando alla scorsa, era il film al primo posto per incassi in America, con oltre 261 milioni di dollari, e in Italia, con quasi 9 milioni. Affleck , pompato, mi è piaciuto. Cavill, come in precedenza, è fisicatissimo. Mi è garbato pure Jeremy Irons. Da vedere? Si. Non un capolavoro ma si lascia guardare. Sul tomatometer di Rotten Tomatoes ha un pessimo 29%, in compenso al 70% degli spettatori è piaciuto.