#ciaone sbruffone

Pochi giorni fa scrivevo questo:

se, pur con tutte le promesse, minacce, sponsorizzazioni italiche e
soprattutto estere, regalie , lettere ai votanti all'estero, 
accompagnando il tutto da un quesito da rotfl, non dovesse vincere, 
beh...
ci sarebbe da rotflare

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e che ora il diavolo, o chi per lui, si riprenda l'anima di napolit 
ano

p.s. Carbone oggi non ci saluta?

The infiltrator, film 2016

Facciamo a capirci sin da subito, Bryan Cranston per me è un attore bravissimo. Sticazzi di Breaking Bad , serie che non mi ha mai preso. Lui è bravo per davvero, a prescindere dalla nota serie . Il problema è che in The infiltrator, film basato su una storia vera, lui interpreta per l’appunto un infiltrato, Robert Mazur che, all’epoca dei fatti,  era giovane. Nel film, per rendere credibile la cosa, viene fatto passare per un agente oramai prossimo alla pensione. Ora, pur con tutta la stima che ho nei suoi riguardi, Cranston è un bravo sessantenne , per carità, ma cazzo sempre sessanta anni ha. Questa cosa mi ha scazzato sin dal principio. Padre di due ragazzini, marito fedele, agente zelante, pur con i capelli tinti e le inquadrature generose, avevo davanti agli occhi il volto e il corpo di un suocero, di un professore, un nonno, di un uomo prossimo alla pensione e non di un infiltrato nei cartelli della droga colombiani. Mazur, 5 anni infiltrato, all’epoca aveva meno di 40 anni. Ho letto critiche a Massimo Ranieri perchè era troppo vecchio per interpretare Pasolini, cosa non vera, ( buon film tra l’altro La macchinazione), cosa dire di Cranston? Comunque, passando al film, non è malaccio ma non è neppure bello. Si guarda, aspettando sempre l’azione che non giunge quasi mai. Fanno intuire che quelli del Cartello di Medellin sono animali ma poi , a stringere, fanno assai meno di quanto ci si attenda. Lo sceneggiatore si è preso diverse licenze rispetto alla storia vera. L’omicidio in auto non è avvenuto, come pure l’episodio della bara e la bruciatura con finto malessere. Idem per il matrimonio che chiude il film. La storia reale è molto interessante ma piuttosto diversa. I buoni sono tutti veri. I cattivi, pure, ma un pochino diversi. In ogni caso, il film , a stringere non è sto granchè, forse anche per l’argomento non nuovo. Va bene per passare un paio d’ore. C’è Diane Kruger che è sempre un bel vedere. Pablo Escobar ce lo hanno voluto infilare a tutti i costi, con un passaggio di due secondi scarsi nel corridoio. Mah. Se avessero rappresentato la vera storia l’avrei apprezzata di più. Waiting for Godot. Da vedere? Si, ma senza aspettative.

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Free State Of Jones , film 2016

Partiamo dal concetto che Matthew McConaughey è uno dei miei attori preferiti. Per me è un mezzo mito e in Dallas Buyers Club l’ho amato così tanto, che ancora mi emoziono se ci penso. Da Killer Joe in poi ha iniziato a interessarmi veramente e poi è nato l’amore. La canzoncina che fa in The Wolf of Wall Street, la canzoncina con la bocca, ci abbiamo riso, rifacendola con la mia ex, per un paio d’anni. Tutta questa premessa era doverosa perchè , con McConaughey, guarderei pure la lettura dell’elenco del  telefono. Ci sono attori più bravi? Può essere, ma lui è uno di quelli che mi fa vedere un film a prescindere. Chi oltre a lui? Tom Hardy e Michael Fassbender. Questi sono gli attori che meritano la visione a prescindere. Di Caprio pure, ma meno. A quel punto dovrei mettere pure Mark Ruffalo. Torniamo al film. Tratto da una storia vera, la prima cosa che si ammira mentre lo si guarda è il coraggio del protagonista. Newton Knight era un uomo con due palle quadrate. Sono andato, finito il film, a cercare notizie di questo Knight. La vita è stata più avventurosa del film e , ovviamente, diversa. Ci sono vari punti romanzati. Un nipote , morente, in più, un padre in meno. La diserzione è avvenuta in maniera differente ma per i medesimi motivi. Il tenente, quel tenente, non è esistito. E’ un mix di vari ufficiali. Anche il migliore amico di colore del protagonista, Moses Washington, non è esistito nella realtà. Il resto però è tutto vero o assai vicino alla realtà. La cosa che più mi ha colpito è stato il suo convivere con una ex schiava, fregandosene di tutto e tutti, assieme all’ex moglie e al figlio avuto dal primo matrimonio. Considerando che , un secolo dopo, si andava in galera se ci si sposava tra bianchi e neri, cosa veramente accaduta al nipote, ( come si vede anche nel film), lui aveva veramente la schiena dritta. Che uomo. Quando è morto si è fatto seppellire di fianco alla sua amata. Pure questo non si poteva fare, ma sticazzi. Grande , grande, grande. il film forse in alcuni punti è un po’ piatto e non velocissimo ma si guarda bene. Molto. La storia è bella e per gran parte vera. Da vedere? Certo che si. Non un capolavoro ma un buon film. E poi c’è lui, McConaughey.

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Masterminds – I geni della truffa , film 2016

Senza Zach Galifianakis e Owen Wilson questo film finirebbe nel dimenticatoio mentre lo si sta guardando. Con loro, appena terminato, uno si domanda cosa ha visto. Masterminds – I geni della truffa è un brutto film in cui bravi attori interpretano dei ritardati. Probabilmente la migliore prestazione è di Kate McKinnon. Lei pare veramente una sciroccata. Basato su una storia vera, il furto alla Lumis Fargo in North Carolina del 1997, questa pellicola avrebbe la pretesa di far ridere senza però riuscirci. Vagamente, in brutto, mi ha ricordato Scemo & più scemo. Non mi ha stupito scoprire che il barbuto Galifianakis è arrivato in seguito. In principio , per il ruolo di protagonista, era stato scelto Jim Carrey che però s’è dato in tempo. Pure barbetta però, a fare film brutti, che hanno un po’ di successo grazie al suo faccione, ci perde sul lungo periodo. Ha partecipato anche a grandi film e non si è mai tirato indietro nel demenziale, ma questo Masterminds è proprio un filmetto. Pur vero che barbetta è entrato nel progetto nel 2013. Vabbè. Andiamo a chiudere. Da vedere ? No. Consigliatelo a qualcuno che non vi è particolarmente simpatico.

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Mechanic Resurrection , film 2016

Pur essendo un fan di Jason Statham e di Jessica Alba, per motivi differenti, ( cinema di menare / gran gnocca), questo Mechanic Resurrection è proprio un filmetto di merda. Neppure la presenza di Tommy Lee Jones riesce a estrarlo dal water. Resurrection perchè è il seguito di Professione Assassino, film 2011 remake di una pellicola del 1972 con protagonista Charles Bronson. Il primo capitolo non era male. Questa seconda parte è incredibilmente brutta. Cazzate su cazzate su altre cazzate. Lui, Jason,  potrebbe morire sin dal principio ma non muore mai perchè, pur non essendo un supereroe, riesce a fare la qualunque. Pure i killer con lui sono educati. Invece di sparargli assieme, attendono che lui uccida il collega per entrare in competizione. Famosissimi gli assassini che , invece di uccidere , attendono il loro turno. Essendocene diversi, disseminati nel film, debbono essere andati tutti alla medesima scuola, sarebbe meglio definirla sucala, di killer incapaci. Già questo inficia la visione del film. A me i killer educati rompono sempre i coglioni. Inoltre, a peggiorare, sono pure incapaci di sparare. Hanno armi che potrebbero sforacchiare il buon Jason, rendendolo un Leerdammer di carne in un secondo netto, invece sparano su tutto tranne che su di lui. Smitragliate , raffiche, colpi singoli, e niente. Anche da pochi metri non lo beccano mai. Mercenari che , con un’arma in mano, diventano imbranati. Parllo di quelli che si accorgono. Perchè ci sono pure mercenari che proprio non si accorgono di nulla. Beati , vivono nel loro mondo di fantasia. Ma che cazzo vuoi dire di un film così se non che è una merda? Jason, nei panni di Arthur Bishop, cerca , scova, progetta e uccide, in giro per il mondo, senza trovare ostacoli. Più il compito è improbo, minore è il tempo a disposizione. Lui vince sempre. Ottiene sempre quel che vuole. Che tensione può avere un film il cui protagnoista è intoccabile? Ribadisco che per me è un film scandaloso e lo scrivo da amante di Statham. Facciamo a capirci, questo film non c’entra nulla con i vari Crank. Quelli si, assurdi e quindi divertenti. Qua il divertimento latita. Da vedere? No.

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Come diventare grandi nonostante i genitori , film 2016

Un tempo questo film si sarebbe potuto chiamare musicarello. Io amavo i musicarelli. Chiaramente li ho visti a distanza di decenni, rispetto alla produzione. Celentano, Mina, Albano e Romina Power, Caterina Caselli, Little Tony, Gianni Morandi, tanto per fare un po’ di nomi, erano i protagonisti di quelle pellicole. Morandi , essendo un mito , credo pure una cotta giovanile, di mia madre, era un must. I suoi film li ho visti tutti, più volte. Oggi, oramai da qualche anno, i musicarelli sono scomparsi o quasi. A stringere, a voler essere precisi, questo Come diventare grandi nonostante i genitori, è anche un musicarello ma non solo. Protagonisti sono i ragazzi della serie Alex & Co. prodotta e trasmessa dalla Disney. Lo ammetto, fino alla visione del film non sapevo dell’esistenza del programma nè conoscevo i ragazzi. Il film, che vede la partecipazione di Margherita Buy, Giovanna Mezzogiorno , Matthew Modine, Ninni Bruschetta, per citare alcuni nomi, mi è piaciuto. Mi è piaciuto veramente. Ovviamente ci sono i buoni sentimenti e il bene vince ogni difficoltà, ma da un film della Disney vi potreste attendere altro? Se dovessi racchiudere tutto in una frase, il mare calmo non rende bravo il marinaio. Mutandolo: senza difficoltà non viene fuori un vero musicista.  Da vedere? Si. Disney, buoni sentimenti. P.s. Sceneggiatura di Gennaro Nunziante

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La Cena Di Natale, film 2016

La cena di Natale, sequel di Io che amo solo te, ci fa ritrovare i protagonisti, lasciati al loro pranzo di matrimonio, alla vigilia di Natale. La sposa,  Chiara, Laura Chiatti, adesso è all’ottavo mese di gravidanza. Suo marito Damiano, Riccardo Scamarcio, è identico a come lo avevamo lasciato. Disinteressato al lavoro, amante del viver bene e con la stessa amante. I loro genitori, Don Mimì e Ninella, rispettivamente Michele Placido e Maria Pia Calzone, cercano ancora di coronare il loro sogno d’amore. La commedia, ambientata a Polignano a Mare, qualche sorriso, limitato, lo regala. In più occasioni, per dar spazio all’amore, alla parola, all’incontro, la comicità delle situazioni viene stemperata. Si, qualche sorriso si fa, ma avrebbero potuti essere di più. Gli attori li ho apprezzati tutti. Scamarcio si cala bene nel ruolo. Ci sono slanci , nella pellicola, ma hanno le ali tarpate. Quasi un vorrei ma non posso, o non voglio. Vabbè, chi si accosta a un film del genere non cerca un capolavoro ma un’opera che gli faccia trascorrere spensieratamente un’ora e mezza. In questo direi che il risultato è ottenuto. Su tutto, un paio di appunti. Il prete che mangia le olive tenendo il barattolo a favore di camera, con lo sponsor fin troppo visibile, era una cosa che non notavo da un sacco di tempo. Ci sarebbe voluto il cronometro ma tre secondi di inquadratura ci stanno tutti. E la x4 inquadrata in tutti i modi? Di giorno, di notte, da lontano, vicino, particolari, interni. Manco la Bmw avrebbe sperato tanto. Luca Bianchini, autore dei due libri, compare in un piccolo cameo. Per ora, vedendo la sua produzione letteraria, non c’è ancora un seguito ma il finale aperto lo lascia temere/sperare. Da vedere? Si. Senza aspettative esagerate. In fondo non si vive di soli capolavori.

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Quel bravo ragazzo, film 2016

Vorrei scrivere che Quel bravo ragazzo è un bel film perchè Herbert Ballerina, Leone Cosimato, mi è simpatico. Vorrei dire che i circa 80 minuti di durata sono un tempo ben speso, vorrei pure fare sei al superenalotto e incontrare l’amore. Vorrei tante cose… intanto voglio essere sincero. Pur con tutta la buona volontà mi è impossibile dire che questo sia un bel film. L’idea non posso  neppure affermare che sia originale. Benigni , per il suo Johnny Stecchino, era il sosia di un boss di cui doveva prendere il posto per morire in sua vece. Qui, molto più semplicemente, Ballerina è il figlio di un boss morente e , per il legame di sangue che li lega, diviene successore e reggente della famiglia. I problemi , visto il candore del soggetto, cominciano subito. Pur con ottimi protagonisti, Tony Sperandeo, Enrico Lo Verso, Ninni Bruschetta, Luigi Maria Burruano, Mario Pupella , il film non decolla per mancanza di idee e originalità. Le battute non fanno ridere, le idee latitano. C’è poco, veramente poco. Maccio Capatonda, nei panni di un prete avido, fa sorridere. Per fortuna , a risollevare il morale di noi maschietti, la presenza della bellissima Daniela Virgilio, Patrizia in Romanzo Criminale, e ho detto tutto. C’è pure Giampaolo Morelli , per le signorine, ma al suo posto poteva esserci chiunque o quasi. A chiudere, una sola scena mi ha fatto ridere, il pranzo di presentazione al ristorante. Lì ho riso veramente. Due minuti scarsi in un film di 80. Fate voi. Da vedere? No.

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