Zucconi su Repubblica

Non è che mi pagano loro per leggere l’ultimo articolo di Zucconi. No, dovrei essere io , secondo loro, a pagare l’abbonamento per leggere, tra le altre cose, l’ultimo prodotto del succitato esperto, lol, di cose americane. Rotfl. Ma fate pace col cervello e posate il fiasco.  Certo, non raggiungerà mai il livello, (basso), della botteri. Lì si raschia il fondo. Descrive, da anni, una nazione che vede solo lei.

L’amaro del Capo

Linda aveva deciso di invitare a cena una sua cara amica e ragazzo. A fine cena L. , il lui della coppia ospitata, inizia a chiedere se in casa ci sia dell’Amaro del Capo. Lui è abituato a finire il pasto con un bicchierino di quel liquore. No, in casa non ce ne è. Dall’altra parte della strada però vi è un ristorante piuttosto rinomato, si può andare a sentire lì. Le ragazze escono e noi rimaniamo in casa. L. inizia a ripetere quanto sia affezionato a quell’amaro, quanto sia buono, come ci stia bene alla fine di una buona cena. Le ragazze tornano con bicchierini di carta contenenti altri amari. Quello del Capo al ristorante non lo hanno. Vabbè. L. storce la bocca e quasi malvolentieri trangugia il contenuto di un bicchiere. Contraccambiamo la visita, stavolta nella Capitale. Andiamo a cena in tre coppie; a noi si sono uniti due loro amici che conoscono Linda. Molto simpatici. Lui moltissimo. Durante la cena riparte la pippa dell’Amaro del Capo. Chiamano il cameriere e chiedono se ne abbiano una bottiglia. No. Anche il nuovo amico è un adepto di quel liquore. Si decide che , una volta finita la cena, andremo in un bar un po’ distante ma che ha certamente l’Amaro del Capo. E cazzo, oramai sono curiosissimo. Lo prenderò pure io che non bevo amari. Così, pagato il conto ci mettiamo in strada, alla volta del bar. Effettivamente non è vicinissimo ma a me camminare non pesa per niente anche se fa freddo, anzi. Mentre andiamo, ancora elogi sull’Amaro. Fossi astemio oramai lo berrei comunque. Ed eccoci al bar. Porte spalancate, anche se inverno. Musica che esce a tutto volume. L. è esaltatissimo. Pure il suo amico. Salutano il barista con cui scambiano qualche frase amichevole. Ordinano tre amari del Capo. Oh, finalmente. Mentre il barista si appresta a prendere la bottiglia per colmare i bicchieri gelati esco un secondo ad invitare Linda che declina. Rientro, parliamo di 20 passi in tutto, tra andare e tornare, se dico 30 esagero, e L e il suo amico si sparano il bicchiere alla goccia ! Non è che se lo gustino un po’, che lo assaporino. No. Prendono il bicchiere , tac, e lo sbattono sul bancone. Un secondo e tutto è già finito. Sono felicissimi. Quasi esaltati. Finalmente hanno bevuto l’Amaro del Capo di cui hanno parlato per un’ora buona. Io guardo il barista, sorrido ma lui non ricambia, ( ancora non ho bevuto) e assai più lentamente faccio fuori l’amaro. Quando esco, dopo aver pagato, gli altri mostrano segni di impazienza. Li ho fatti aspettare al freddo per tipo un minuto o due. Probabilmente non ho affrontato la prova dell’Amaro del Capo con la giusta serietà/velocità. Ammetto che per alcune settimane, ogni volta che mi tornava in mente l’episodio, ridevo come uno scemo. Come ci vuole poco, certe volte. Ma come cazzo si chiama l’amica di Linda? Boh.  In compenso il nome giusto del liquore è Vecchio amaro del Capo.

Marvin Vettori vs Omari Akhmedov, UFC 219

Stanotte ho aspettato per vederlo in diretta ma a una certa ho desistito che si faceva troppo tardi. Ho fatto partire il MySky e stamattina ho recuperato comodamente. Fossi restato sveglio avrei fatto le due abbondanti e sarei andato a dormire col nervoso. Pareggiotto. Un arbitro, non so bene perchè, aveva dato la vittoria a Vettori. Gli altri due hanno optato per il pareggio. Majority Draw.  Ho letto diversi articoli, prima di scrivere, da quello della gazza a quello di sportfair. Vettori ha vinto il terzo round ma non il primo e , dal mio punto di vista, manco il secondo. Per questo, non avendolo finalizzato, nè avendolo messo ko, non comprendo come, se non per spirito patriottico, si possa quasi gridare allo scandalo, incolpando i giudici di non aver voluto far vincere l’italiano. Avrò visto un altro incontro. Il primo round Vettori lo ha perso. Per me questo è indiscutibile. Il secondo, sempre dal mio punto di vista, (  già qua se ne può parlare), soprattutto per il numero di colpi portati, lo assegno sempre al russo. E’ pur vero che Vettori ha tentato di finalizzare ma non c’è riuscito. Già qua però si notava che il russo iniziava ad accusare fisicamente. Il terzo round è stato dominato, questo  si, da Vettori. Ma non l’ha fatto battere, al russo, nè l’ha messo KO. Vettori, mentre il russo si inchiodava , è uscito alla grande. Però il round è arrivato al termine dei 5 minuti. Quindi il pareggio ci sta. Capisco l’incazzatura/delusione di Vettori. Comprendo molto meno gli articoli di certi tifosi che si spacciano per giornalisti. Di chi è riuscito a chiamare in causa pure ‘sto giro Sakara è meglio che non parli, sennò dovrei chiamare in causa il lavoro delle mamme degli scrittori rosiconi che si dividono sempre per tifo. Vettori ha dimostrato una buonissima preparazione atletica. Tecnicamente, almeno per i movimenti di testa, c’è da lavorarci sopra. Grande resistenza ai colpi, grande capacità di incassare. A me non è spiaciuto. Certo, se vinceva era meglio. Per vincere però doveva fare altro/ meglio.

C.T.V. , Banana Yoshimoto , Kitchen

Kitchen

 

Tornai sul divano e Yuichi arrivò con un tè bollente. Trovarmi in una casa che non conoscevo, davanti a una persona che avevo visto solo poche volte, mi diede una sensazione di sconfinata solitudine. Incontrai i miei occhi nella grande vetrata dove il paesaggio notturno, velato dalla pioggia, si perdeva nelle tenebre. Non avevo al mondo nessuno del mio sangue, potevo andare in qualunque posto, fare qualunque cosa. Provai una sorta di vertigine.  Stavo toccando con mano e vedendo con i miei occhi, per la prima volta, quanto fosse immenso il mondo e profonda l’oscurità e l’infinito fascino e solitudine di tutto ciò.

 

Anche quando ero pazzamente innamorata, o allegra per aver bevuto molto, dentro di me avevo sempre la consapevolezza che tutta la mia famiglia era una sola persona. La calma angosciosa che regna negli angoli delle stanze come una minaccia, e il vuoto incolmabile di una casa dove vivono un vecchio e un bambino, anche se la loro armonia è perfetta, sono sempre cose che nessuno mi ha mai spiegato, ma ho capito da sola molto presto.

 

Morta la nonna, anche il tempo di questa casa era morto.

 

Il suo viso sorridente mi rasserenò. Penso che non ci sia niente di meglio di un tè al pomeriggio insieme a una persona amica. Di lui conosco le posizioni strane che assume quando dorme, tutto lo zucchero e il latte che mette nel caffè, la sua ridicola faccia seria davanti allo specchio quando cerca di aggiustarsi i capelli col fon. Comunque, penso che quando stavamo insieme non sarei stata certo tranquilla come adesso accorgendomi che lo smalto delle unghie si era rovinato pulendo il frigo.

 

Chissà che un giorno non finisca con l’innamorarmi di lui, pensai. Quando mi innamoravo, io partivo sempre con un grande slancio, ma sentii che avrei anche potuto innamorarmi a poco a poco, in conversazioni come quella, come quando le stelle appaiono da qualche spiraglio di un cielo coperto di nuvole.

 

Però, chi nella vita non conosce almeno una volta la disperazione e non capisce quali cose valgano veramente, diventa adulto senza avere mai capito che cosa sia veramente la gioia. Io sono stata fortunata, “ disse.

 

Plenilunio – Kitchen 2

 

Quando persi i miei ero ancora bambina. Quando morì il nonno ero innamorata. Quando morì la nonna ero completamente sola. Ma in nessun caso mi ero sentita sola come in quel momento. Con tutta me stessa avrei voluto fermarmi : smettere di camminare, smettere di vivere. Il pensiero che ci sarebbe stato un domani, e poi un dopodomani, e poi una settimana, non mi era mai sembrato tanto insopportabile. Continuare a vivere nei giorni a venire con quella sensazione di sconforto totale, mi ripugnava. Mi era ingrata anche la mia figura che percorreva le strade come quelle di qualsiasi altro passante notturno senza rivelare lo scompiglio che avevo dentro.

 

I grandi personaggi nel loro semplice esistere emettono luce e rischiarano lo spirito di chi sta loro accanto.  Così, quando si spengono, inevitabilmente scende un’ombra pesante.

 

Essere diventata l’assistente della maestra di cucina mi era sembrata una cosa incredibile. É una donna famosa; oltre a dirigere il suo studio, ha importanti collaborazioni con la televisione e le riviste. Ho saputo che a presentarsi alla prova di assunzione erano state in tantissime. Pensavo di aver avuto una fortuna incredibile io che ero una principiante, a ottenere un lavoro del genere dopo solo un’estate di studio, e ne gioii in silenzio dentro di me. Quando vidi le ragazze che venivano a scuola a prendere lezioni di cucina, capii la ragione della mia fortuna. Il loro atteggiamento era diverso dal mio. Loro vivevano nella felicità. Erano state educate, forse da genitori affettuosi, a non oltrepassare mai i limiti di quella felicità, a qualunque cosa si applicassero. Così non conoscevano veramente la gioia . Non si può scegliere tra queste forme di vita. Ognuno vive solo come sa. Felicità è anche non accorgersi che in realtà si è soli. Non è mica una cosa da disprezzare. Si mettono il grembiule, ridono giulive, imparano a cucinare, si innamorano mettendocela tutta, magari anche con qualche lacrima e ansia, e infine si sposano. Una vita così non mi dispiacerebbe. È facile, è bella. Io, invece, quando sono stanca di tutto, quando ho i brufoli, quando di notte avverto la solitudine e telefono a tutti gli amici ma nessuno risponde, odio la mia nascita, la mia educazione, la mia stessa vita. Sono scontenta di tutto. Però quell’estate meravigliosa, in questa cucina … Non temevo scottature o ferite, non mi pesava stare in piedi tutta la notte. Ogni giorno ero eccitata al pensiero delle sfide che mi aspettavano il giorno dopo. Nella torta di carote che avevo fatto tante volte in modo da impararne il procedimento a memoria erano entrati anche frammenti del mio spirito. Amavo i pomodori rossi fiammanti, trovati al supermarket, più della mia vita. Dopo aver conosciuto una gioia simile, non posso tornare indietro. Voglio assolutamente continuare a sentire che un giorno morirò. Altrimenti non mi accorgo che vivo. Per questo è così la mia vita.

 

Sai che ho sempre pensato che tu saresti diventata un’artista. E l’arte per te è la cucina.”

 

Le parole sono sempre troppo crude e finiscono con lo spegnere luci preziose e fievoli come quella.

 

Quando, poco dopo, mia moglie morì, si seccò anche la pianta. Per inesperienza le avevo dato troppa acqua. Fu buttando l’ananas in un angolo del guardino che capii chiaramente, anche se in modo inesplicabile, una cosa. Una cosa che a dirla sembra banale. Capii che io non ero il centro del mondo. La quota di sofferenze nella vita non variava certo in rapporto a me. Non ero io che potevo decidere. Allora, pensai, tanto valeva godersi, per quanto era possibile, il resto.

 

Anche chi ama prima o poi dovrà morire. Però intanto è vivo.

 

Lo so con certezza. Era il cristallo scintillante dei tempi felici, riaffiorando all’improvviso dal sonno profondo della memoria, che ci aiutava ad andare avanti. Il profumo di quei giorni tornava a spirare nella mia anima come un fresco soffio di vento.

 

I ricordi veramente belli continuano a vivere e a splendere per sempre, pulsando dolorosamente insieme al tempo che passa.

 

Eriko non c’è più. Fu in quel momento , guardando quella scena, che lo seppi veramente. Yuichi e io, comunque andassero le cose, per quanto lunga e bella potesse essere la vita, non avremmo mai più potuto incontrarla. La gente camminava lungo il fiume infreddolita, la neve cominciava ad accumularsi sui tetti delle  automobili, gli alberi si piegavano al vento e dagli alberi secchi le foglie continuavano a cadere. La cornice di metallo della finestra luccicava fredda. A un tratto udii dietro la porta la voce festosa della maestra che veniva a chiamarmi: “

Mikage, sei sveglia? C’è la neve, la neve!”

“Arrivo!” gridai, e mi alzai. Mi vestii pensando: Comincia un altro giorno di realtà. Si ricomincia, come sempre.

 

Moonlight Shadow

 

Basta che pensi, di qualcosa, Voglio assolutamente saperlo, che subito mi accorgo di saperlo”, disse Urara come se pronunciasse una formula magica. Lo disse con tanta naturalezza da farmi pensare: Perché no, dopo tutto?

 

Quando eravamo abbracciati, conoscevo parole che non erano parole.

 

Mangiavo sempre con piacere quando ero insieme a lui. E questo mi sembra una cosa molto bella.

 

Vorrei essere felice. Più di continuare a scavare nel fondo del fiume, mi attira il pugno di sabbia dorata che ho trovato. Vorrei che tutte le persone che amo fossero più felici di quanto siano.

Alessio Di Chirico, UFC on FOX 26

Grande vittoria del nostro italiano contro Oluwale Bamgbose. Dopo un lungo stop questo rientro era fondamentale per la carriera di entrambi gli atleti. Chi perdeva molto probabilmente non avrebbe più fatto parte della prima organizzazione mondiale per quel che riguarda le MMA. Bamgbose, a differenza di altre volte, si è presentato molto conservativo, sempre distante, non accettando mai lo scambio. Alla fine del primo round mi ero piuttosto indispettito con l’atleta Nigeriano/Americano. Atleta che , nel suo ruolino di marcia, aveva conseguito vittorie solo per KO nel primo round. Superato quello scoglio, ( ovviamente non si può mai dire), per Di Chirico si faceva un pelo più facile. Bamgbose mi aveva indispettito perchè non ci aveva mai provato veramente e io stavo guardando l’incontro in diretta, ( 00:15 andante). Solo qualche raro colpo singolo e un paio di tentativi, in rotazione, di pugno e di calcio, chiusi ottimamente dall’atleta romano. Per il resto il nulla. Solo tanto movimento. Un ulteriore bravo va a Di Chirico e al suo angolo perchè quando si stava innervosendo per l’atteggiamento dell’avversario, abbassando la guardia, è subito rientrato in sè, tornando ad una guardia alta. Lì l’angolo ha influito con qualche urlo. Nel secondo round la musica non è cambiata. Bamgbose continuava a girare, lontano, senza colpire o quasi. Di Chirico ancora attendeva, paziente, il momento giusto che finalmente è arrivato. Quando è riuscito a chiuderlo contro la rete, mani alla nuca, e a spingere in basso.  Doppia ginocchiata al volto. Luce spenta probabilmente già alla prima. Bamgbose a terra. KO. Di Chirico premiato con la Performance of the Night. 50.000 dollari in più. Ottimo e abbondante. Grande Manzo. Ora un nuovo contratto, più ricco.

Swanson vs. Ortega, Lomachenko vs Rigondeaux, Sakara vs Carvalho

Per Sakara, ( inizio dall’italiano), copio il mio commento ad un video dell’incontro postatto su Youtube. Video in cui, tra le altre cose, si sentono due idioti che offendono Carvalho per il colore della pelle:

Mi dispiace per Sakara ma un taglio del peso così importante lo ha sempre limitato. Pur vero che, da fuori, pare una roba tipo: veniamo in Italia, se tagli sotto 84 ti diamo una title shot. E tu tagli come ai tempi della UFC. Solo che gli anni un po’ pesano, nel tempo ci sono stati infortuni più o meno pesanti, e davanti hai comunque uno che mena. I discorsi di quanto è durato, lasciano il tempo che trovano. Mi spiace che non sia riuscito a metterne uno , di colpo. Quello si. Perdere così fa male. Per il resto, ha avuto la sua occasione e ci ha provato. Ha fatto bene a farlo, anche se ha dovuto tagliare così pesantemente. In fondo si tratta sempre dell’inseguire un sogno iniziato da ragazzo. Il pubblico, quella parte che urla frasi razziste, squalifica tutti. Leggo che siamo in tanti a criticarli e questo mi fa vivere la cosa con un pizzico in più di leggerezza, anche se i due che si sentono sono dei coglioni. Lo sport, soprattutto certi sport, ti fa incontrare persone di ogni razza, colore, credo. Ad unire c’è sempre lo sport. Che poi Alessio in Brasile c’è vissuto anni. Credo che, come detto da altri, il primo a dolersi di quegli insulti, se/quando li sentirà, sarà lui. Tornando ad Alessio, onore a lui, che ancora ha la fame per essere lì. In poltrona è facile criticare. A parlare/scrivere non è fatica. Se proprio devo dire proprio una cosa, della sua carriera, è sugli anni della UFC. Lì , tra infortuni e tagli, è stato poco fortunato. La squalifica con Cotè, per colpi alla nuca. Prima la sconfitta con Weidman, mica con ‘sto cazzo. Weidman che, in seguito, pur con una certa fortuna, ( vs Anderson Silva I), vinse il titolo. Con Stann invece perse proprio, in un attimo non c’era e poi c’era di nuovo, ma l’arbitro si era accorto di quegli occhi rovesciati. La sua carriera l’ho seguita, anche se da distante. Chi lo attacca oggi, (merde), non capisce molto di questo sport oppure parla per invidia. Lui ha aperto una via. Per questo va onorato e ringraziato. Ieri ha perso male. Eh… ma quanta gente più forte di lui ha perso male. Da Anderson Silva a , non più tardi di una settimana fa, Jose Aldo. Jose Aldo, per me quasi un dio, come pure lo era Anderson Silva, che contro McGregor perse in 13 secondi. E parliamo di un Campione.  Sakara in UFC c’è arrivato e rimasto per un po’. Roba per pochi. Se italiani, pochissimi.

Ora, visto che parlo di Ufc, ci resto. Ho visto , tanto per non farmi mancare nulla, Swanson vs. Ortega. Ortega ha dato spettacolo. Stava per chiudere l’incontro già nel primo round , cercando e quasi trovando una sottomissione, ma son finiti i 5 minuti. Nel secondo round però con una bella ghigliottina ha chiuso l’incontro. Una ginocchiata al fianco di Swanson lo ha fatto abbassare quel tanto che bastava per prenderlo e serrarlo. Il ragazzo, scuola Gracie, non ha mai perso in carrera. Veramente interessante. Per quanto riguarda Swanson, il lato più interessante si è avuto quando è stata inquadrata la di lui moglie,  Kenda Perez. Bella forte.

E ora la boxe. Da mo che attendevo l’incontro tra il mio diletto, Vasyl’ Lomacenko, e Guillermo Rigondeaux. In due oltre 700 incontri da dilettanti. Entrambi due volte campioni Olimpici, entrambi bi campioni del Mondo amatoriali. Ora Campioni del Mondo, Lomacenko WBO Super featherweight, Rigondeaux WBA Super bantamweight. Si combatteva per il titolo di Lomacenko che è due categorie di peso sopra quello del cubano Rigondeaux. Sinceramente è stato un brutto spettacolo. Dopo un primo round di studio è venuta fuori la superiorità di Lomacenko. L’avversario ha legato sempre fino al punto di ricevere un punto di penalità. Incontro nervoso, pieno di scorrettezze. Un pugno di Loma dopo la fine del round, colpi alla nuca, testate, una gomitata passata a un millimetro dal viso, tante spinte. Quasi tutti da parte di Loma. Rigo ha tirato un colpo sotto la cintura e legato, legato , legato. Alla fine del sesto round, adducendo un infortunio alla mano, Rigondeaux s’è ritirato. Un brutto spettacolo e niente più.

UFC 218, Holloway vs. Aldo 2

Parto dal main event. Sono stato , da sempre, un grande ammiratore di Aldo ma stavolta, come pure la scorsa, bisogna togliersi il cappello di fronta ad Holloway. Semplicemente dominante. Se la volta scorsa Aldo aveva ben figurato nei primi due round per poi soccombere nel terzo, stavolta non ha fatto altro che difendersi, con movimenti di busto, testa e tenendo la distanza. Ha colpito , almeno all’inizio, solo con il pugilato. Ottima difesa, poco propositivo, poco pesante nei colpi. Tra l’altro Holloway pare fatto di gomma. Sembra non sentire nulla. Nella sfida precedente, pur subendo colpi pesanti, si era subito ripreso. Stavolta non ce ne è stato bisogno. Sembra uno che può fare round da 10 minuti, in tranquillità o quasi. Nel post fight ha ammesso che non è mai stato così bene. Energia al massimo, recupero al massimo, tutto al meglio. Al contrario Aldo, dopo i primi due round sembrava finito. Difatti a metà del terzo, (round), si è sgonfiato come un palloncino bucato. Finita l’energia e stop. La conclusione dell’incontro era dietro l’angolo. Holloway è fortissimo anche di testa. Si dichiara l’atleta più forte del mondo e si comporta come tale. Come detto, mi spiace molto per Aldo, che nei filmati pre match sembrava in grande forma e invece è arrivato in uno stato non eccezionale. In ogni caso, 99 volte su 100, per quello che si è visto stanotte, avrebbe perso comunque.

Nel match precedente, per i pesi massimi, Alistair Overeem ha perso , male, da Francis Ngannou. Ngannou aveva detto ad Overeem che lo avrebbe messo a dormire e così è stato. E’ stato un ko piuttosto pesante. Lo si è potuto capire dai piedi di Overeem, completamente stesi in avanti. In meno di due minuti era tutto finito. Overeem ha attaccato , l’avversario ha schivato ed è rientrato, con un uno -due. Il secondo pugno, al mento, ha chiuso l’incontro. Pesantissimo. Lui, Ngannou, è simpatico. Lo avevo visto in alcuni video , nei mesi scorsi. Un bestione, oltre 119 kg, molto potente.

Ho visto pure Alvarez contro Gaethje. Gaethje non aveva mai perso, ma non aveva mai incontrato uno coriaceo e preparato come Alvarez, ex campione UFC. Io, già dal secondo round, a differenza dell’esaltato commentatore Fox, ( lo reggo poco/ meglio audio originale), e dell’arbitro, avrei interrotto l’incontro per manifesta inferiorità/fine del fiato. Siamo dovuti arrivare al terzo, con una roba che si può vedere pure fuori da qualche discoteca/bar di periferia, quando due avventori ubriachi provano a menarsi. Uno spettacolo bruttino. A stento stavano in piedi. Ha vinto il più preparato, atleticamente e tecnicamente, ossia Alvarez. Chiaramente, per il sangue perso a profusione, questa munnezza è stata premiata come Fight of the night. Io preferisco la tecnica alla rissa. Comunque Alvarez è un grande atleta. Gaethje ha tirato fuori, nel terzo round, energie impensate. Poi si è inchiodato ed è andato giù. Il cuore oltre l’ostacolo, che tanto piace alla gente. Mah …

Michael Bisping

Lui è proprio l’esempio di come, in poche settimane, si possa cadere dalle stelle alle stalle. In tre settimane è passato dall’essere il detentore del titolo UFC pesi medi, a perdere due incontri consecutivi. Del primo, valevole per il titolo, ho scritto a inizio novembre. Nel secondo, contro Gastelum, è stato sconfitto in poco più di due minuti. Un ottimo uno-due, con un gancio sinistro a chiudere dello sfidante, lo ha mandato a terra. Da lì alla fine, un attimo. Bisping ha accettato di sostituire Anderson Silva, squalificato per doping, nell’incontro con Gastelum. Mah. Silva era il mio mito. Dopo l’infortunio subito contro Weidmam , con cui aveva già perso il titolo, è stato trovato positivo all’antidoping almeno due volte. Aveva ragione Marino, un fighter amico, che , con Silva ancora Campione, diceva che doveva ritirarsi; continuando a lottare rischiava di chiudere male. Beh, non aveva torto. La prima sconfitta, in verità, è venuta da coglione, ma da lì è stata una continua discesa. Pensare che quest’ultimo incontro contro Gastelum doveva esserci a giugno, ma lì fu trovato Gastelum positivo alla cannabis, ( che non è la stessa cosa, ovvio). Evidentemente i pezzi dovevano andare a incastrarsi così. Bisping doveva trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato. In ogni caso, onore a lui che , dopo una sconfitta, a stretto giro di posta accetta  di incontrare uno tosto. Però doveva/poteva fare i conti meglio.

Ciao amore, vado a combattere , film 2016

Pensi troppo e non riesci ad essere felice. In questa frase, detta da un monaco buddista alla protagonista di questo film/documentario, Chantal Ughi, è racchiusa gran parte della storia. Sua, mia, di chissà quante altre persone. Perchè stare lì a pensare e ripensare ci fa perdere di vista la felicità. Magari l’abbiamo davanti e troppo presi dai ricordi non la notiamo neppure. Chantal Ughi è stata modella, attrice, cantante , atleta, combattente che, ripartendo  da capo ogni volta, ha vissuto n vite. La incontriamo durante la preparazone per il rientro sul ring in quello che dovrebbe essere il pre di un titolo mondiale di Muay Thai.  Uno sport che, vuoi pure per le mie frequentazioni, ho sempre amato. Lei, l’ultima volta che l’avevo vista era su Salviamo le forme, uno spazio nel tg di Italia 1 in cui un’atleta consigliava gli spettatori su cosa fare tra una seduta in poltrona e l’altra. Questa però è un’altra storia. Il documetario è bello, ben girato, ben montato. Finalmente uno sguardo sulla vita di un’Atleta che primeggia in uno sport, ( da noi), minore. La fatica , gli sguardi, i pasti spesso frugali, gli allenamenti, le corse da sola, di prima mattina. Ho apprezzato anche la scelta di accompagnare la nostra eroina nel lavaggio di piatti e stoviglie a fine pasto come pure nello stendersi a letto, tra un allenamento e l’altro. La vita di un atleta non è rose e fiori. Devi avere una fame dentro, una voglia, che ti fanno affrontare ore di dolore, di sofferenza, di solitudine. Le vittorie e le sconfitte. Devi avere, a volte e purtroppo, un demone da cui fuggire, quindi da affrontare e schiacciare. A me questo documentario è piaciuto proprio tanto. Anche lo sguardo dello spettatore portato nelle palestre, ( non come le nostre a livello di comodità e lussi), e negli stadi non sempre , pure questi, come può immaginare un occidentale. Pure il ricordo del giovane lottatore morto suicida a 17 anni l’ho apprezzato. A quell’età, in Thailandia, un atleta ha già combattuto tante volte, a contatto pieno. Pur vincendo a volte il demone è più forte. Che Chantal sia riuscita a primeggiare lì da loro, in uno sport tanto seguito, non fa che elevarla a Grande. E si vede , si comprende nel docufilm. Lo consiglio, perchè vale il tempo investito per vederlo. Lei, ho visto che ora, da un po’, allena e si allena a Milano. Spero che abbia trovato la pace che merita e si alleni per puro divertimento.