C.T.V. , Qualcosa, Chiara Gamberale

Principessina, una volta per tutte: pensa a com’è fatta una bottiglia. La sua parte più importante qual è?

” …Quella che si riempie di acqua o di scirippo di lampone o di …”

Esatto! Cioè la parte piena di vuoto! Grazie a quella parte, la bottiglia potrà venire riempita di acqua o di scirippo di lampone o di vattelappesca. Ma se quella parte è sporca, saranno sporchi pure l’acqua , lo sciroppo di lampone o vattelappesca. Quindi?

“Quindi?”

Quindi se non fai pace con lo spazio vuoto dentro di te, niente potrà mai davvero riempirti.

“Nemmano un marito?”

Tantomeno un marito! Ricorda, Principessina: tutto quello che ti serve per riempire la tua vita è robbaccia, è acqua sporca. Tutto quello che la tua vita accoglierà, perchè le capita e perchè comunque le starebbe bene anche essere vuota, è invece roba buona, acqua pulita.

” La vita è una bottiglia! esclamò Qualcosa di Troppo, anche se non capiva esattamente quello che stava dicendo.

Già. E hai mai visto una bottiglia fare i capricci quando è vuota?

“No…”

Fai come la bottiglia, allora. Smettila una volta per tutte di rincorrere tutte queste avventure: è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura.

Qualcosa, Chiara Gamberale, Longanesi 2017

Secondo me da un bel pezzo vale tutto. Pure che questo romanzo abbia 5 stelle su 5 di valutazione su Ibs e Pierre e Jean 1 stella su 5. Perchè quello della Gamberale è un romanzo per chi non è abituato a leggere, non ha voglia di impegnarsi o vuole una lettura leggera, sebbene l’argomento sia l’amore nelle varie declinazioni. Un Bignami di argomenti già trattati, ad esempio da Umberto Galimberti in Le cose dell’amore, ma in un formato alla portata di chiunque. E’ un buon libro, con una veste grafica notevolissima. Una favola per bambini ed adulti. Io ,sbagliando, l’ho comprato a scatola chiusa. Avendo già letto altri libri della Gamberale in singolo come pure, in doppio misto, con Gramellini, ho cliccato e messo nel carrello. Vabbè, una lettura non è mai , o quasi, tempo perso. Alla fine alla base del lavoro  c’è un’idea interessante. Però le critiche tutte positive , come i voti altissimi, mi piaiono esagerate/immeritate. Ero entrato con appetito e mi son dovuto accontentare di un singolo tramezzino. Buono, per carità, ma sempre di tramezzino si tratta. Per cui 3 stelle su 5 van bene. Riguardo alla singola stella a de Maupassant. Certa gente ci gode a fare la figura del coglione. Io non so che ci guadagnino, alcuni, a parte il fare la figura degli ignoranti o , peggio, di quello che proprio non ci arrivano. Affermare che un’opera d’arte è merda, a parte quella d’artista, è proprio da mentecatti. E sono stato generoso. Ok che il livello medio è sull’ignorante crasso, ma non c’è mica biogno di metterlo nero su bianco. Vabbè, oramai basta andare in tv, a fare la figura del coglione. Perfetto se prima del tg delle 20. Amen.

C.T.V. , Eppure cadiamo felici, libro 2017

È che Gioia Spada è una che è capace, quando le fanno un regalo, di aprire solo il bigliettino e di scordarsi di aprire il pacco. Gioia Spada è una che quando piove non prende l’ombrello, e che se ce l’ha lo lascia chiuso. Gioia Spada è una che quando trova un libro che le piace non inizia a divorarlo, ma a leggerlo più piano, per paura di finirlo presto. Gioia Spada è una che non sorride tanto spesso, ma quando lo fa accende la luce. Gioia Spada è una che non sa bene chi sia Belén Rodríguez. Gioia Spada è una che nei temi scrive tutto senza punti e senza virgole e poi aggiunge la punteggiatura alla fine. Gioia Spada è una che quando vede un cane lo saluta, sempre. Gioia Spada è una che, quando mette la camicia, sbaglia sempre l’ordine dei bottoni. Gioia Spada è una che in camera ha un muro con un sacco di foto di cantanti e scrittori e pittori e poeti, e il novantacinque per cento di loro attualmente sono morti. Gioia Spada è una che quando mangia la pizza parte dalla crosta. Gioia Spada sì, è vero, è una che non parla quasi mai con la gente, specie con quella della sua età, e non perché odi tutti quanti o perché si ritenga migliore di loro come tutti credono, ma solo perché lo vede e lo sente benissimo che loro, tutti loro, sono migliori di così, e che mandano per così dire in giro una versione cambiata di sé stessi, una brutta copia, come dei sosia inviati al posto loro a scuola, al lavoro, in piazza, mentre loro, quelli veri, se ne stanno a casa, belli chiusi e nascosti in una stanza, per paura che li veda qualcuno. Gioia Spada è una che se solo ne vedesse uno, anche solo uno di loro, che non manda in giro il sosia, non ci penserebbe due secondi ad attaccarcisi come un adesivo a doppia colla. Perché Gioia Spada è una che chiunque la conosca dice che odia la gente, che starebbe bene solo in un’isola deserta, e invece lei lo sa che non è così, che la gente la ama, la ama alla follia, la studia, la osserva, la capisce, sempre. Lei non odia la gente, odia solo le bugie: e il casino è che quasi sempre le due cose corrispondono.Nessuno lo sa, ma lei è una che quando alle elementari le chiedevano: «Cosa vuoi fare da grande?» rispondeva sempre nello stesso modo, e cioè: «Fare felice qualcuno».

 

I veri pazzi, mia cara, sono quelli che vedono solo quello che hanno davanti agli occhi.”

 

Che ogni luce ha cuore di buio.

Anche l’elenco in stile Radiofreccia, Il punto/ Anch’io credo, era ed è interessante. Forse meritava pure lui un affaccio sul sito ma no. Se lo volete leggere, comprate il libro.

 

Eppure cadiamo felici, Enrico Galiano, libro 2017, Garzanti Libri

Grazie a Garzanti ed ibs, facendo parte del gruppo di lettori in anteprima, ho ricevuto una copia omaggio di questo bel libro. L’ho apprezzato.  A differenza della protagonista, Gioia – Maiunagioia- Spada, quando mi imbatto in un buon libro devo finirlo appena se ne presenta l’occasione. In 5 giorni scarsi iniziato e finito. Le prime cento pagine sono una accelerazione continua, fino ad un primo break, per respirare un attimo e ripartire. Murakami , nel suo ultimo, Il mestiere dello scrittore, lo ha ben spiegato: ogni tanto bisogna calare, far rifiatare il lettore, per poi nuovamente avanzare. Galiano lo fa benissimo. Che dire? Il libro mi è piaciuto. Mi ha entusiasmato. Ho trovato , qua e la, dei rimandi allo stile di altri, ma si tratta di sfumature , come un alito di fumo che alla prima folata di vento si dissolve. Parlerei di omaggi. Galiano si dimostra uno che di libri ne ha letti tanti, son certo per piacere e non per dovere. Per questo un capitolo in cui Gioia appare in alto, solitaria, mentre consegna una lettera al vento, mi ha ricordato un personaggio di Grossman , il capitano di Yani sul Monte , ( L’uomo che corre). Galiano mi fa scomodare pure i grandi. Beh, col suo stile fresco, Eppure cadiamo felici mi è parso un buon libro. Ma buono veramente. Un lavoro che ti resta anche dopo averlo terminato e a cui, ripensandoci, dedichi un sorriso sincero. Non è la mia lettura solita, ma son contento di averla fatta. Lo consiglio.

chi leggerà, capirà:

If you didn’t care what happened to me,
And I didn’t care for you,
We would zig zag our way through the boredom and pain
Occasionally glancing up through the rain.
Wondering which of the buggars to blame
And watching for pigs on the wing.

Come un sogno ti cambia la giornata

E’ incredibile constatare quanto potere eserciti ancora su di me. Non ti ho più cercata, nè sono venuto a trovarti, sebbene mi avessi invitato alla inaugurazione, passami il termine, della tua nuova attività. Sono sparito, perchè dopo averci provato, e riprovato e ancora, ho accettato che , seppur per tanti aspetti stiamo bene assieme, per molti altri non marciamo allo stesso passo. La vita non è una marcia, ma se tu vuoi correre e io stare fermo, o vicerversa, non è semplice. Ti ho amata. Ti ho amata tanto. A volte, anzi spesso, più di me stesso. Ti ho messa al primo posto. Poi, lo so da me, non ho sempre un carattere facile, ho i miei spigoli, le mie asperità, i miei angoli bui e le ombre. In fondo a 40 anni uno il carattere lo ha bello che formato. Ma non è questo il motivo per cui sono cui a scrivere parole che leggeranno altri occhi, non certo i  tuoi che neppure ricorderai come ritrovare questa pagina. Questo piccolo blog in cui parlo di cinema, di musica e di arte e praticamente mai dei cazzi miei. Anche a te non piace mostrare i cavoli tuoi in giro, per questo ci eravamo trovati sebbene entrambi non si abbia fb, twitter, instagram, tinder e qualunque altro sito più o meno famoso e di successo. Non che non si abbia niente da dire o da mostrare, solo che siamo entrambi riservati e gelosi delle nostre vite. Un anno fa avrei detto nostra, poi ognuno ha preso la sua strada. Ti voglio bene e , per questo, perchè sei pagine incancellabili della mia vita, oggi sono qui a buttare giù pensieri un po’ come viene, senza rileggere. E’ cominciato tutto con il mio non venire da te, a vedere l’inaugurazione. Non che abbia timore di vederti, o forse si. Non sono così forte come appaio a molti. Degli altri me ne sono sempre fregato e non mi importa ciò che dicono o quel che fanno. Se tua, anche un’occhiata , o una parola trattenuta, mi faceva stare bene o male. Sei una delle rare persone cui ho concesso di entrare nel mio mondo vero, quello privato, quello senza trucchi e maschere dietro cui nascondersi. Un  mondo in cui ogni sorrisi è vero e ogni parola è sincera, anche quelle più pesanti. Dove non c’è bisogno di nascondersi, di avere una tana dove andare in letargo, per un minuto o per un anno. Con te le barriere sono cadute. Per questo ti ho amata tanto, perchè potevo essere io. Anche nei difetti. E tu lo stesso. Non ci siamo presi, come tempi, andando ognuno al suo, ma , non mi costa ammetterlo, hai arricchito la mia vita. Ci hai portato dei colori nuovi, delle luci che neppure avevo immaginato. Lampi, bagliori, fortissimi. Per questo, perchè ho ben presente chi sei o cosa hai rappresentato per me, non ti ho voluta più incontrare. Perchè tu mi hai conosciuto veramente e mi hai spinto ad uscire dal guscio , a tirar la testa fuori. E’ stato bello. Sei stata importante, a modo tuo, per certi versi importantissima. Perchè sono qui… perchè ti ho sognata. L’inaugurazione non sono venuto e tu te la sarai legata al dito, un pochino, un piccolo dolore, una delusione. Non so quanto marginale. Giunto il mio compleanno, te ne sei dimenticata. Così io, di rimando, non ti ho fatto gli auguri per Pasqua e tu neppure. Ed arriviamo a stanotte. Che non ci siamo più sentiti, creando una distanza, allargando una frattura basata su stupidaggini, l’ho accettato, o almeno credevo. Poi stanotte eccoti, presenza onirica. Ti stavi per sposare e io, per non disturbare, cercavo di allontanarmi. Purtroppo il futuro sposo, avvisato, mi aggrediva, verbalmente. Io cercavo di spiegare, continuando ad allontanarmi. Non volevo che mi vedessi ma, non ricordo più neppure chi, una delle tue amiche correva ad avvisarti, e arrivavi tu. Non ricordo che mi hai detto ma mi sono svegliato di sobbalzo. Le sei di questa mattina. Un vuoto nello stomaco e un dolore in petto, non mi hanno fatto più dormire. La mortificazione iniziale, poi il sogno è divenuto tale ma la testa ha preso a viaggiare. Pensieri in libertà. Il fatto di essere sllo, senza figli, i nostri anni assieme, le cose belle, quelle meno. A una cosa bella se ne associa sempre una che lo è meno, a volte molto meno. Sono andato in palestra ma tutto scorreva senza un senso. Ogni volta il pensiero tornava a te e agli errori. Le ho prese, perchè non ero più in grado di fare due minuti di sacco concentrandomi e quando siamo passati a fare sparring, le ho prese. Leggere, s’intende. Ma non riuscivo a schivare, a vedere i movimenti, ad anticipare. Non riuscivo a fare un cazzo, e naso, orecchio sinistro, zigomo sinistro e mento ne han fatto le spese, ( poco chiaramente). E’ che proprio non ero lì. Il corpo si, ma la testa da tutt’altra parte. E poi, a metterci il carico, due bambini al seguito del genitore, ( le scuole sono ancora chiuse). Una domanda innocente mi ha svuotato: ma tu ce li hai figli? Ho risposto no. Loro, di rimando, ( la più grande fa la prima elementare): perchè? Mi sono messo a ridere, dopo aver tolto il paradenti, e ho cercato di spiegare per quello che potevo/potevano capire. Non ho incontrato la persona giusta e adesso sono solo. I bambini devono avere due genitori che si vogliono bene. Ci credete che mi volevo mettere a piangere? Lo farei pure ora , se solo ci riuscissi. Il fatto è che pare che abbia disimparato a piangere, per i dolori veri. Per un film o una canzone, invece,ancora sono in grado. Ma che cazzo. E non è solo orgoglio ma mancanza di qualcosa che ho perso per strada. Il resto della mattina è trascorso in traduzioni fatte a cazzo, un pranzo silente e altre parole tedesche che non mi tornano in mente.Così mi sono deciso a scrivere queste righe, perchè avevo bisogno di sfogarmi un attimo. Io ti ho voluto bene e ti ho amata, e mi dispiace essere stato debole certe volte. Ma non sempre sono forte. Anzi, la maggior parte delle volte non lo sono. Io cerco di metterti via e , sebbene di giorno mi riesca, certe volte torni di notte, con una tale prepotenza che un’intera giornata ne  è scombussolata. Avrei voluto altro con te, è vero. Ci credevo veramente e all’inizio mi ci sono messo tutto, completamente. Ora, non lo so neppure io cosa voglio. Di certo non sesso, quello non mi frega. Vorrei, almeno una parte di me, incontrare una persona per cui ne valga la pena, rinunciare ad un film, una lettura, una corsa, una donna su cui investire del tempo insieme. Avevo sperato che fossi tu quella persona, ma non eri tu. Noi non eravamo noi. Peccato. Io vorrei solo essere più sereno e capace di affrontare questa mia debolezza. Alla fine l’amore è la mia più grande debolezza, perchè ci si mostra per quello che si è veramente, perchè l’altro, pur vedendoci, accetta i nostri difetti che per noi sono insormontabili e per lui insignificanti. Inclusione. Un io e te che diventa noi. Un noi che comprende pure un io e te. Non è semplice. Infatti sono solo.

Per ora non rileggo. Lo farò ma questo voleva/doveva essere solo uno sfogo per sentirsi , si spera, meglio. Ti voglio bene, ( se mai mi leggerai/ chissà quando). Mi spiace. Ti auguro serenità e felicità. Le auguro anche a me stesso.

Amore Tossico, film , 1983, Claudio Calegari

Approfittando della Pasqua, di cui , (dal pdv religioso), mi frega poco, ho investito un po’ di tempo per vedere Amore Tossico. Me lo sono goduto, per quel che si può godere vedendo un film del genere. Drammaticamente bello. Calegari ha diretto , purtroppo, pochissimo in carriera, ma quel poco vale. Tanto. Altro che tanta monnezza di oggi. Ogni volta che penso a Calegari subito arriva Mastandrea. Un grande.

Box Office Settimanale , e si spruzza

Primo degli italiani, con un ottimo quarto posto in classifica, ( notevolissimo considerando che è stato nei cinema pochissimi giorni/no fine settimana), Raffaello, Principe delle Arti. Oltre 400.000 euro. Alla faccia di Veronesi e dell’Arte che si deve salvare da sola. Se alle gente la proponi, l’Arte, i posti in sala si occupano. Si può fare di più? Certamente, ma è comunque un buon risultato. Veniamo agli altri italiani di (in)successo. Le note dolenti. Il Permesso – 48 ore fuori, meno di 285.000 euro. Classe Z, poco oltre i 260.000. Ad onor del vero, questo filmetto in tutto ha incassato oltre i 700.000, ( in 2 settimane). Anche per Il permesso era la seconda settimana di programmazione. In tutto stiamo a poco meno di 700.000 euro. Pur con tutte le ospitate e la conseguente pubblicità, un buco nell’acqua. Piccoli crimini coniugali, con Castellitto e Buy, meno di 175.000. Prima settimana ma solo 160 sale. Con The startup non si arriva ai 130.000 euro. Ovunque tu sarai non tocca manco i 100.000 euro. A chiudere , ultimo degli italiani in classifica e altro buco, ( altro film brutto), La verità vi spiego sull’amore. In 2 settimane , 422.000 euro. Per la serie, tutti a prendere per il culo Maccio, che mancava poco arrivasse a 1 milione col suo terribile Omicidio all’italiana e poi nessuno manco ci va vicino. I film italiani in sala, un disastro su tutta la linea. Di chi incassa ho già scritto, ma pare una roba brutta parlarne. A Zalone fischiano le orecchie? Cmq la settimana , non il solo fine ma tutta, è stata vinta, per l’ennesima volta, da La bella e la bestia; si sfiorano i 19 milioni, ( Veronesi impazzisce). Secondo posto per I Puffi, vincitori del weekend con oltre 800.000 euro. Ribadisco, se mai ce ne fosse bisogno : senza i finanziamenti , (in parte giusti), tanti attori, registi e sceneggiatori, (cani) nostrani, starebbero a fare altro e non cinema.