UFC 214, Jon Jones vs Daniel Cormier, Tyron Woodley vs Demian Maya , Cristiane ( Cris Cyborg) Justino vs Tonya Evinger

Pensare che una card del genere, con tre titoli in palio, il ritorno di Jones e l’incontro della Cyborg post scazzi, in un altro momento avrebbe avuto un seguito che levati. Invece tra non molto ci sarà l’incontro pugilistico di cui tutti parlano e si interessano, ovviamente mi riferisco a Mc Gregor contro Mayweather, di conseguenza l’evento di ieri è passato un pelino in sordina. Io però, che sono appassionato vero, come facevo a perderlo?

Parlo solo dei tre incontri per il titolo.

Cris Cyborg, chi l’avrebbe mai detto, ( scherzo eh), ha vinto piuttosto facilmente. Onore a Tonya Evinger che , a differenza di altre, è entrata nella gabbia e c’ha provato, dando quel che aveva. Non era sufficiente ma con la Giustino non so chi sarebbe in grado di reggere e vincere. Nel terzo round la brasiliana ha alzato ancora di più un ritmo già alto e vabbè. Ha una fluidità, una rapidità, e anche una forza veramente notevoli. Devo essere sincero? Sono felice per lei. Avrà commesso degli errori ma ne ha dovuta mangiare di merda …

Anche Damian Maya c’ha provato ma sin dall’inizio s’è capito che non era cosa. Woodley è stato superiore e non c’è stata storia. Ammetto che , essendo durato tutti e 5 i round, certi momenti la concentrazione ha vacillato. Cmq qualcuno che lo sa mi dica che dieta segue Tyron. Che fisico. Seguirà la dissociata? Lol lol lol

Ed eccoci al main event. Il titolo dei massimi leggeri. Jones che (ri)tornava dopo tutti i casini degli ultimi due anni. Di fronte Daniel Cormier che, al contrario, arrivava dalla vittoria, con seguente ritiro , su Anthony Johnson. La volta scorsa a piangere era stato Anthony. Stavolta è toccato a Daniel. L’incontro lo aveva preparato bene, oserei dire molto. La differenza di altezza , come di allungo, tra i due, è notevole. Cormier non arriva ad 1.80. Jones è 1.93. Di allungo ballano circa 30 centimetri. Eppure , soprattutto nel secondo, è stato in grado di mettere in difficoltà Jones. Poi però è arrivato il terzo minuto del terzo round. Calcio alla testa, tibia contro mandibola/orecchio. Da lì allo stop, il tempo di alcune gomitate alla testa. La cosa più bella, il discorso/ringraziamento di Jones all’avversario in lacrime. Se ne sono sempre dette di ogni. Stavolta non mi è parso solo l’onore delle armi ma il riconoscere come l’avversario sia un uomo, inteso anche come marito e padre,  migliore del vincitore. E pure un grande atleta. A me Jones non stava simpatico prima, figurarsi dopo l’incidente e la positività. Però dagli errori, anche se alcuni sarebbe meglio non mettersi nelle condizione di farli, si può sempre imparare e ripartire, cercando di non ricadere.

Cerrone non l’ho visto 🙁

Recupererò , ( ma so che ha perso…)

Terremoto, i soldi degli sms solidali usati per una pista ciclabile e sette eliporti „Terremoto, i soldi degli sms solidali per una pista ciclabile e 7 eliporti: la rabbia degli sfollati

http://www.anconatoday.it/cronaca/terremoto-soldi-sms.html

Terremoto, i soldi degli sms solidali usati per una pista ciclabile e sette eliporti

Italiani popolo generoso, tanto da raccogliere in poche settimane dopo il terremoto del Centro Italia 34 milioni di euro con il meccanismo delle donazioni tramite il sistema degli “sms solidali”. Fondi da destinare alle popolazioni terremotate recitava lo slogan che reclamizzava il servizio, peccato che non sia andato davvero così. Succede infatti che nelle Marche, regione su cui insistono le devastazioni più importanti dopo il sisma iniziato quasi un anno fa, ha destinato il soldi delle donazioni a progetti che poco hanno a che vedere con la ricostruzione.  La Regione Marche ha presentato infatti una proposta che destina la maggioranza dei 17,5 milioni di euro per opere intese a “dare valore aggiunto al turismo”, tra queste la cifra più cospicua, 5 milioni e 450 mila euro, dovrebbe essere impiegata al “primo stralcio” di una pista ciclabile, che collega Civitanova Marche a Sarnano, cioè un collegamento ciclabile mare-montagna.

Facciamo però un passo indietro. Il 21 giugno il comitato dei garanti che gestisce questi soldi , convoca le regioni, divide i soldi per regione in base alla percentuale di danni avuti e chiede ai governatori cosa vogliono farci. ll 28 giugno scorso nella riunione mensile tra il coordinamento comitati dei terremotati e i rappresentati della Regione Marche il coordinatore del Comitato Terremoto Centro Italia, Francesco Pastorella, ha chiesto lumi all’amministrazione sulle intenzioni per la gestione dei fondi degli sms solidali. Ricordiamo che si parla di un tesoretto da 34 milioni di euro che Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo dovranno spartirsi. Il comitato dei Garanti ha stabilito di destinare alla Marche il 65% dei fondi disponibili, pari a 17,5 milioni di euro. Soldi che la regione ha stabilito di utilizzare per opere intese a “dare valore aggiunto al turismo”. O per dirla con le parole dell’Ingegnere Cesare Spuri, Commissario per la ricostruzione nella regione Marche: ” L’input politico è stato molto chiaro, le Marche hanno scelto, con quei soldi, di spendere 250 mila euro per finire una scuola, tutti gli altri soldi sono destinati non per riparazioni, ma per dare valore aggiunto al turismo, alle attività produttive, alle facilitazioni delle imprese…”. Le opere in questione sarebbero relative, a una pista ciclabile da cinque milioni di euro e a sette eliporti “notturni”.

Sms solidali, l’elenco delle opere finanziate dalle Marche

  • 5,5 milioni pista ciclabile Civitanova – Sarnano
  • 1,5 milioni per 7 elisuperfici attrezzate per voli notturni
  • 5 milioni per ammodernamento Valdaso tratto Comunanza – Ponte maglio
  • 3 milioni per il recupero della grotta sudatoria di Acquasanta Terme (chiusa da 20 anni)
  • 2 milioni per l’area commerciale di Visso
  • 250 mila euro per il completamento della scuola di Pieve Torrina (donata dal comune di Reggio Emilia)
  • 250 mila euro per il completamente degli interventi sulla scuola di Montegallo

“Quasi l’86% dei fondi vengono impiegate per opere che con i terremotati non c’entrano nulla” tuona Francesco Pastorella, coordinatore dei 61 Comitati Terremoto centro Italia – una gestione dei fondi incompresibile che appare tanto più scellerata se messa a confronto con quella della Regione Umbria che, con i fondi ricevuti dagli SMS solidali, intende attuare un piano ad hoc volto soprattutto al miglioramento sismico delle scuole e a una ricostruzione oculata”. Il 22 giugno il coordinamento dei Comitati ha incontrato i rappresentanti della regione Umbria: i progetti proposti che verranno per il finanziamento con i soldi degli italiani riguardano per il 95% opere sul sociale e per i terremotati.

La difesa della Regione Marche: “Antidoto alla desertificazione”

“La Regione Marche di suo ha già impegnato 15 milioni di euro in più rispetto ai 124 milioni straordinari arrivati dal Commissario Errani, per cui non si dica che non si sta pendendo per la ricostruzione – spiega il commissario per la ricostruzione nella regione Marche Cesare Spuri – Quei soldi servono per dare a quelle zone già deboli e spopolate, elementi di attrattività che ne possano garantire la sopravvivenza e il miglioramento e solo per le zone terremotate. Cioè se una pista ciclabile lunga 40 chilometri attraversa 8 comuni tutti danneggiati attraverso percorsi bellissimi e diventa un richiamo dove metter alberghi, punti di ristoro, accoglienza, ristoranti, noi creiamo attrattività, lavoro, sviluppo e un motivo in più a qualche giovane per non andarsene a comprare casa sulla costa” continua Spuri. Non sono soldi buttati o che nulla abbia che vedere con il terremoto. Ma insomma tutti parlano di sviluppo, occupazione e antidoti alla desertificazione, poi quando vai a fare il primo intervento diretto tutti dicono no perché si deve mettere a posto quello che si è rotto, ma noi lo facciamo comunque. Insomma se noi miglioriamo collegamenti, creiamo attrazzione, io credo di spendere soldi per aiutare queste zone ad avere veri motivi per restare popolate e anche questa è ricostruzione. Sono queste le proposte che porteremo al comitato per i garanti formato da sindaci e delegati dicendo: “Signori, è vero che non sto riparando nulla ma sto cercando di facilitare la vita alle arre del sisma rendendole più appetibili”.

Ecco cosa è successo in quella riunione

Riunione mensile coordinamento comitati e regione Marche del 28 giugno

F. Pastorella: “abbiamo notato una doppia velocità nei finanziamenti al turismo della costa rispetto agli aiuti alle zone dell’entroterra colpite dal terremoto , inoltre abbiamo saputo che avete incontrato la commissione dei garanti che gestisce i soldi degli sms solidali, ci dite come intendete utilizzarli?”

Ing Cesare Spuri :” l’input politico è stato molto chiaro,le Marche hanno scelto , con quei soldi, di spendere 250k € per finire una scuola, tutti gli altri soldi sono destinati non per riparazioni, ma per dare valore aggiunto del turismo, delle attività produttive , delle facilitazioni delle imprese…
Facciamo qualche esempio : se decidiamo di ammodernare la valdaso , la parte che da Comunanza scende verso il mare , significa che con quei soldi si creano le condizioni perché le ditte che lavorano in quel distretto non abbiano nemmeno il pensiero di doversi allontanare ”

Risposta di Roberto Micheli (comitato Rivas):” ma se abbiamo aspettato 20 anni per la superstrada che ha aperto 10 mesi fa, adesso mettiamo i soldi su una parallela? ”

Ing. Cesare Spuri:” se questi soldi saranno impiegati per una pista ciclabile che da Civitanova arriva a Sarnano e fa il giro dei paesini, significa che chi sta sul posto e ha il ristorante o il chiosco o un bed & breakfast, avrà una possibilità in più ….”

Risposta di F.Pastorella coordinatore Comitati :” la domanda che vi ho posto prima è centrale rispetto a quello che state dicendo , poi possiamo anche essere di opinioni diverse , ma anziché pensare al futuro del turismo , anche dell’entroterra, – per me molto indiretto in questo modo- perché non pensate nell’immediato a chi si trova nei guai e non gli date una mano e non prendete le imprese , anche’esse nei guai, e non gli date una mano anziché fare piste ciclabili? ”

F. Amici (Castel di Luco):” questi sono soldi destinati ai terremotati, gente che ha perso casa e non ha più futuro, gli italiani li hanno donati per loro!!! come ve lo devo dire, mi devo dar fuoco?


 

Ispi, Fact Checking: Migrazioni

http://www.ispionline.it/articoli/articolo/europa/fact-checking-migrazioni-17046

Con l’inizio dell’estate riesplode in Italia il problema degli arrivi via mare. Il terzo “Fact Checking” dell’ISPI (dopo quelli sull’euro e su Trump) fa il punto sulla questione migranti, partendo da affermazioni che in genere ne caratterizzano il dibattito e cercando di fornire informazioni e spunti di riflessione fondati il più possibile su dati oggettivi.

1. Sempre più migranti arrivano e restano in Italia
—VERO— se si considerano solo gli arrivi via mare (sbarchi), cresciuti da una media di 25 mila nel decennio 2004–2013 a 170 mila nel 2014–2016. Nel primo semestre del 2017 c’è stato peraltro un ulteriore incremento di circa il 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Ma il quadro delle migrazioni verso l’Italia va completato considerando l’immigrazione netta, che agli sbarchi somma l’immigrazione legale (composta principalmente da rumeni, albanesi, marocchini e ucraini) e sottrae chi lascia l’Italia (tra 2010 e 2016, il numero degli stranieri che hanno lasciato il Paese è più che raddoppiato, e oggi sfiora le 150 mila unità).
L’immigrazione netta è calata a 305 mila persone all’anno nel triennio 2014–2016, rispetto a una media di 350 mila persone all’anno nel decennio precedente (2004–2013). Senza ulteriori ingressi di stranieri, la popolazione italiana si ridurrebbe di oltre 140 mila abitanti all’anno.
2. I migranti verso l’Ue sbarcano
principalmente in Italia
—VERO— La crisi greca iniziata nell’estate 2015 è stata solo una parentesi, che si è chiusa quasi del tutto dopo che a marzo 2016 è stato raggiunto il controverso accordo tra UE e Turchia. Da aprile 2016 in poi è riemerso il trend di lungo periodo, che vede da tempo l’Italia quale primo paese di arrivo per chi raggiunge l’Europa via mare. È così sia in periodi di “ordinaria amministrazione” (come nel 2010 o il 2012, anni di sbarchi relativamente modesti), sia in periodi di flussi intensi come quelli degli ultimi anni.
3. In Italia arrivano soprattutto persone
che scappano da guerre e conflitti
—FALSO— È impossibile stabilire con certezza le cause principali che spingono i singoli migranti a mettersi in viaggio. Proprio per questo, da almeno un decennio l’Alto commissariato Onu per i rifugiati preferisce parlare di “flussi misti“. È tuttavia possibile tentare una prima stima per capire se i flussi diretti verso l’Italia siano composti in primo luogo da persone che scappano da guerre e conflitti, o da persone alla ricerca di condizioni economiche migliori.
Dai dati sull’immigrazione in Italia nel 2016, emerge che il 62% dei flussi è costituito da persone che arrivano in Italia in maniera regolare. A questi “migranti economici” si possono sommare le persone che, pur giungendo via mare, se facessero richiesta d’asilo vedrebbero probabilmente rifiutata la loro domanda, ovvero il 23% dell’immigrazione totale. Possiamo quindi calcolare che per ogni 100 ingressi in Italia l’anno scorso almeno 85 fossero attribuibili a ragioni prevalentemente economiche.
4. Sull’identificazione dei migranti
l’Italia è inadempiente
—FALSO— Malgrado un rapporto dell’OCSE sottolinei come solo il 29% dei migranti sbarcati in Italia sia passato dagli hotspot dell’Unione europea, oggi l’Italia identifica comunque la quasi totalità delle persone che arrivano sulle proprie coste.
L’affermazione sarebbe stata invece vera nella prima fase della crisi migratoria in Europa (2013–settembre 2015), quando l’Italia procedeva all’identificazione solo nel 36% dei casi. Anche per questo, molti migranti erano più liberi di tentare l’attraversamento delle frontiere italiane verso paesi del Nord Europa, senza timore di essere “ritrasferiti” in Italia in applicazione del regolamento di Dublino.
5. I ricollocamenti in Europa non funzionano
—VERO— L’impegno preso nel 2015 dall’Ue con l’Italia era quello di ricollocare circa 35.000 richiedenti asilo verso altri Stati membri entro settembre 2017. Al 27 giugno, dunque a pochi mesi dalla fine del programma di ricollocamento, dall’Italia erano stati tuttavia ricollocati solo 7.277 richiedenti asilo (soprattutto verso Germania, Norvegia e Finlandia). Per capire quanto modesto sia il dato, basti pensare che solo il 26 giugno sono stati soccorsi in mare 13.500 migranti.
Ma anche se l’Unione europea avesse mantenuto totalmente l’impegno sui ricollocamenti, avrebbe alleggerito l’Italia solo per il 10% del totale delle richieste d’asilo dal 2013 a oggi (circa 345.000).
6. Le strutture di accoglienza italiane sono sature
—VERO— ma ci sono precise responsabilità. A oggi i migranti e richiedenti asilo accolti in centri di prima e seconda accoglienza sono circa 179.000. Il Governo sta cercando di identificare strutture per arrivare a 200.000 posti entro fine anno.
A dicembre 2016 l’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) aveva raggiunto un’intesa con il Ministero dell’Interno perché i Comuni fino a 2000 abitanti accogliessero 6 richiedenti asilo ciascuno, mentre quelli oltre i 2000 abitanti ne prendessero 3,5 ogni 1000 abitanti. Se pienamente applicato, il piano permetterebbe di offrire prima e seconda accoglienza a circa 200.000 persone.
La realtà tuttavia è che, mentre molte città e centri maggiori stanno facendo quanto richiesto dal piano nazionale, a oggi solo 2.880 su 8.000 comuni accolgono almeno un richiedente asilo.
7. Si può vietare l’ingresso nei porti italiani
alle navi straniere con migranti?
—SÌ— È possibile affermare che l’Italia non sia necessariamente e a priori l’unico “luogo sicuro” dove sbarcare le persone salvate una volta portata a termine un’operazione SAR (search and rescue) da parte di una nave che non batta bandiera italiana. Sul piano del diritto internazionale, dunque, l’Italia avrebbe gli strumenti per affermare legittimamente che non dovrebbe essere considerata “di default” il luogo in cui sbarcare i migranti salvati nel Mediterraneo centrale.
Vanno però al riguardo evidenziate alcune zone grigie. Per esempio, le convenzioni UNCLOSSOLAS e SAR stabiliscono l’obbligo di assistere le persone in pericolo in mare e di condurre i sopravvissuti in un “luogo sicuro geograficamente vicino”. Nella designazione di luogo sicuro, il comitato esecutivo dell ’UNHCR ha precisato (conclusione n. 23 del 1981) che in quel luogo non solo deve sussistere il rispetto dei “bisogni umani essenziali (vitto, alloggio e necessità mediche)”, ma che debbano essere rispettati i diritti umani e quelli dei rifugiati – in particolare tutelando il diritto di non refoulement (non respingimento). Al momento, però, l’assenza di una chiara definizione vincolante di luogo sicuro, e di un accordo su quali stati lo siano, crea incertezza anche rispetto alla recente posizione assunta dall’Italia.
A giocare a favore dell’Italia è invece il fatto che la convenzione SAR prevede che a coordinare le operazioni di soccorso e salvataggio sia il paese cui compete quel tratto di mare (qui una mappa dettagliata). In teoria, negli anni precedenti molte operazioni di salvataggio sarebbero dunque state competenza di Malta – anche nel caso di barconi che si avvicinassero a Lampedusa, isola italiana che si trova all’interno della zona SAR maltese. Oggi però i salvataggi vengono spesso effettuati a ridosso delle acque territoriali libiche, dunque nella zona SAR della Libia. Essendo evidente che la Libia non possa essere considerata “luogo sicuro”, e con Malta che si tira indietro giustificandosi con l’impossibilità di accogliere nuovi migranti viste le dimensioni dell’isola (su cui abitano poco più di 430.000 persone), la responsabilità ricade sulle autorità italiane.
Nella sostanza, il nodo è di natura principalmente politica. Se l’Italia desse davvero seguito alla dichiarata intenzione di negare l’accesso ai propri porti a navi battenti bandiera straniera, e gli altri paesi europei non decidessero di sostituirsi all’Italia, si potrebbe correre il rischio di tornare a una situazione simile a quella dell’inizio del 2015. In quei mesi alla missione italiana Mare Nostrum si era sostituita la prima versione dell’operazione europea Triton, che aveva arretrato il baricentro dei salvataggi a ridosso delle acque italiane. In coincidenza dell’inizio di Triton erano aumentate le morti in mare, fino al tragico naufragio nel Canale di Sicilia del 18 aprile, nel quale persero la vita tra le 700 e le 900 persone e che convinse l’Europa a spostare le operazioni di Triton molto più a sud.
La posizione italiana andrebbe probabilmente letta anche quale punto di partenza per discussioni politiche, come per esempio quelle che si sono tenute oggi a Berlino in preparazione del vertice G20 di luglio, o quelle previste il 6–7 luglio a Tallinn in occasione della riunione informale dei ministri Ue di Giustizia e Affari interni.
8. Risolvendo le crisi (Libia in primis)
il flusso si interromperà
—VERO— ma soprattutto per chi fugge da guerre e conflitti. Nel breve periodo, gli shock causati da guerre e instabilità politica hanno certamente aggravato l’intensità dei flussi migratori verso l’Europa. E il “buco nero” causato dalla crisi libica è sicuramente un fattore facilitante in un quadro in cui i trafficanti colludono con potentati e milizie locali.
Ma, a differenza degli sbarchi in Grecia (nel 2015–2016 il 90% degli arrivi sulle coste greche era composto da siriani, afghani o iracheni, persone plausibilmente in fuga da conflitti), i flussi verso l’Italia sono solo in parte legati a conflitti (vedi punto 3) e i migranti giungono soprattutto dall’Africa subsahariana.
Sul lungo periodo questi ultimi continueranno ad arrivare, per ragioni demografiche ed economiche. Sul versante demografico le previsioni dell’Onu al 2050 prevedono una popolazione dell’Unione europea sostanzialmente stabile (peraltro solo nel caso in cui l’afflusso di stranieri si mantenesse attorno al milione all’anno), mentre il numero di abitanti dei paesi dell’Africa subsahariana è destinato a raddoppiare, passando da uno a due miliardi.
Sul fronte economico, inoltre, nonostante i tanti progressi fatti negli ultimi trent’anni, la regione dell’Africa subsahariana denuncia a tutt’oggi un livello di redditi pro capite tra i più bassi al mondo (1.652 dollari all’anno, contro i 34.861 dollari dell’UE28). Demografia e differenze di reddito continueranno dunque a rappresentare importanti fattori di attrazione verso l’Europa.
9. Tra i migranti e i richiedenti asilo
si nascondono terroristi
—FALSO— o quasi. Tra chi ha commesso o tentato di commettere attentati in Europa tra il 2014 e oggi, solo 8 persone avevano molto probabilmente raggiunto il continente seguendo le rotte migratorie. Considerando che sono oltre 1,5 milioni le persone che sono arrivate in Europa negli ultimi tre anni, si tratta di circa lo 0,0005% del totale. In particolare, delle 65 persone che hanno commesso attentati di stampo islamista in Europa tra giugno 2014 e giugno 2017, il 73% era un cittadino del paese in cui è stata portata a termine l’operazione terroristica. Un altro 14% è composto da residenti legali o da “visitatori” provenienti dai paesi europei confinanti, mentre solo il 5% (3 persone) era rifugiato o richiedente asilo (vedi Rapporto ISPI).
Guardando al futuro è comunque consigliabile prudenza. In primo luogo, un recente rapporto dell’Europol spiega come tra 2015 e 2016 siano stati documentati 300 casi di tentativi di radicalizzazione da parte di reclutatori dello Stato islamico rivolti verso persone in viaggio verso l’Europa e che avevano intenzione di richiedere asilo.
Inoltre la maggior parte degli attentati in Europa è stato eseguito da cittadini di seconda o terza generazione. Non è dunque detto che, con il passare degli anni, i figli dei migranti che si stabiliscono in Europa oggi siano immuni dai richiami della propaganda islamista. In ogni caso, la radicalizzazione in Europa avviene principalmente in carcere o nei quartieri periferici delle città, come Molenbeek e Schaerbeek, non a Lampedusa.
10. Rifugiati e richiedenti asilo pesano
sulle tasche degli italiani
—VERO— sul breve periodo, mentre sul lungo —DIPENDE— da quanto riusciremo a integrarli. Nel breve periodo, è innegabile che i richiedenti asilo rappresentino un costo per le casse dello stato. Nel 2016 l’Italia ha speso 3,6 miliardi di euro per soccorso in mare e accoglienza, e nel 2017 questa cifra dovrebbe salire a 4,2 miliardi (lo 0,22% del PIL). Per confronto, la cifra equivale a quanto lo stato prevede di spendere per lo sviluppo residenziale, o alla spesa italiana in aiuti allo sviluppo.
L’Ue aiuta l’Italia in due modi: stanziando delle risorse, che nel 2017 hanno raggiunto quota 750 milioni (coprendo dunque meno del 20% dei costi previsti), e permettendo all’Italia di sforare il vincolo sul deficit, per un ammontare pari ogni anno alle spese aggiuntive rispetto all’anno precedente (nel 2017 potrebbe trattarsi di circa 600 milioni). Va sottolineato che la “flessibilità” sulle spese pubbliche significa che lo Stato italiano aumenta di fatto il proprio deficit, che dovrà comunque essere ripagato in futuro.
I costi di breve periodo dipendono anche dal fatto che la legge italiana non permette a un richiedente asilo di lavorare prima che siano trascorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda di protezione, e che per un richiedente asilo è comunque difficile trovare lavoro prima che si sia concluso l’iter della richiesta, che in media richiede due anni. È chiaro inoltre che i migranti minorenni siano un semplice “costo” (peraltro significativamente superiore rispetto ai migranti maggiorenni, perchè gli vengono riconosciuti maggiori diritti).
In un’ottica di lungo periodo, l’esperienza pregressa dimostra che il contributo netto alle finanze pubbliche di rifugiati e altre persone protette, pur partendo da una condizione di svantaggio, tende nel tempo ad avvicinarsi a quello di chi migra in maniera regolare. L’Ocse calcola che un capofamiglia di una famiglia migrante residente in Italia da almeno cinque anni fornisca in media un contributo fiscale netto (maggiori versamenti rispetto ai prelievi) di 9.000 euro l’anno. In altri paesi avanzati, in generale, l’impatto dei migranti sulle casse statali tende a essere neutro (raramente supera lo 0,5% del PIL del paese, in positivo o in negativo), e dunque non pesa né allevia significativamente la pressione sulle casse statali.
11. I migranti ci rubano il lavoro
e abbassano gli stipendi
—FALSO— ma alcune situazioni richiedono attenzione. Raramente l’arrivo di un pur ingente numero di migranti incide in maniera significativa sui posti di lavoro e sul livello dei salari di un paese. Lo dimostra un vasto numero di studi nei paesi Ocse, dagli Usa al Regno Unito, dalla Germania all’Italia. È vero invece che i migranti vengono pagati in media meno dei nativi, spesso anche a distanza di decenni dal loro arrivo in un paese.
Negli Stati Uniti, una serie di studi sull’afflusso di 125.000 cubani in Florida nel famoso “esodo di Mariel” del 1980 ha dimostrato che non c‘è stato un effetto sui salari dei lavoratori locali. Allo stesso modo, uno studio del 2016 ha stimato che un ingente afflusso di richiedenti asilo in Danimarca negli anni Novanta ha spinto la manodopera locale a reimpiegarsi in lavori maggiormente qualificati, con un effetto addirittura positivo sui salari.
Al netto di questi studi di lungo periodo, però, un improvviso ingresso di persone nel mercato del lavoro può avere effetti negativi sulla capacità di conservare il proprio posto da parte di lavoratori poco qualificati che abbiano operato in un solo settore per decenni, soprattutto in situazioni di alta concentrazione locale di migranti.
12. I migranti aumentano la criminalità
—DIPENDE— I reati non possono essere contati direttamente: l‘unico modo che si ha per stimarli è osservare i destinatari di denunce e le persone in carcere. Dai dati emerge che, a fronte di una presenza di stranieri in Italia equivalente all‘8,3% della popolazione nel 2015, le denunce nei confronti degli stranieri (escludendo quelle a carico di ignoti) erano il 32% del totale, mentre la popolazione carceraria era costituita per il 33% da stranieri. In altri termini, su 1000 stranieri presenti sul territorio italiano circa 3,5 sono in carcere, mentre su 1000 italiani lo 0,6 è detenuto. Sembra dunque che uno straniero abbia una probabilità di essere arrestato di oltre cinque volte superiore rispetto a quella di un italiano.
Questi dati mascherano tuttavia una realtà più complessa. Innanzitutto, mentre stranieri e italiani vengono incarcerati in misura simile per certi tipi di reati violenti, come per esempio le lesioni dolose (5,5% dei reati per entrambe le nazionalità), gli stranieri vengono incarcerati in misura superiore per reati connessi alla produzione e spaccio di stupefacenti (45% contro 36%).
Inoltre, all‘aumentare dei migranti non sembra aumentare il loro “livello di delinquenza”. Tra 2009 e 2015, a fronte di un aumento del 47% degli stranieri residenti la popolazione carceraria straniera è scesa dal 37% al 33% del totale. Se dunque gli stranieri continuano a essere denunciati e a finire in carcere di più rispetto agli italiani, non sembra essere provata la tesi per la quale una maggiore densità di stranieri fa aumentare la loro criminalità (per esempio perché farebbe crescere la loro marginalizzazione e segregazione).

 

Macron

Oggi, Macron : «Noi sosteniamo l’Italia e la Francia deve fare la sua parte sull’asilo di persone che vogliono rifugio. Poi c’è il problema dei rifugiati economici, e questo non è un tema nuovo: l’80% dei migranti che arrivano in Italia sono migranti economici. Non dobbiamo confondere»

Chissà ora come stanno le anime belle che si segavano per l’elezione del francese. Lui non è un coglione , ( neppure ci mangia).

Non la posso far passare pure io senza scriverne

MASSAROSA – Una domenica di sole macchiata da una tragedia a Massarosa. Un giovane si è tolto la vita impiccandosi. Un gesto estremo, dettato dalla disperazione di non avere un lavoro. “Ma è possibile che nessuno ha uno straccio di lavoro da offrire? Ho anche un diploma – scriveva su FB -, porto a giro anche i vostri cani, non voglio carità, voglio solo lavorare”. E, rivolgendosi al sindaco Franco Mungai: “Sono una persona educata, non salirò su un edificio, però ora non ho più nulla da perdere”. E’ di ieri uno sfogo sui social, dopo un diverbio con i genitori. Poi l’ultimo post, listato di nero di questa mattina, e la fine della vita di un giovane che a detta di chi lo conosceva era un bravo ragazzo: “Eri degnissimo di stare al mondo – scrive un amico – “spero solo tu possa aver trovato sollievo”.

Questo è successo domenica. Mi sono imbattuto per caso in questo articolo. Una tragedia di cui nessuno parla. Oramai dei disperati italiani non se ne parla più. Non se ne parla proprio. Un po’ come dei terremotati. Un sacco di chiacchiere ma poi … E’ brutto da dire ma l’italia è tutta protesa ad aiutare i migranti. Profughi, stando alle medie, sono circa 2 su 10, quindi vanno chiamati con un nome più consono. Oramai è una guerra tra poveri. Io penserei prima ai miei, di poveri, ai milioni che stanno in italia, oltre che ai profughi veri. Non ce ne è per tutti, ma politici, chiesa e mafie varie come fanno a rinunciare ai guadagni facili fatti sui migranti??? Come diceva uno inserito, altro che la droga. Certo, se poi i politici vogliono proprio lo scontro vero, che continuino qualche altro tempo così. Non tutti i cittadini  senza lavoro si impiccheranno. Non tutti si daranno fuoco. Magari inizieranno a comportarsi come certe risorse rispettose ed educate. Non si potrà neppure dire che non si immaginava … Il futuro è brutto, ma pure il presente.

P.s. mi raccomando, uomo di merda, fai lo ius soli con la fiducia …

Trova le differenze

Senza lavoro si dà fuoco, grave disoccupata a Torino

(ANSA) – TORINO, 27 GIU – Una disoccupata di 46 anni si è data fuoco, procurandosi ustioni sul 70% del corpo. Il gesto a Torino, per cause che sono in corso di accertamento da parte della polizia intervenuta sul posto, davanti alla sede dell’Inps di corso Giulio Cesare. Trasportata all’ospedale San Giovanni Bosco, è stata intubata per essere trasferita al centro grandi ustionati del Cto. Secondo le prime informazioni, la donna era disperata perché da anni non trovava un lavoro.(ANSA).

da Repubblica

Dramma questa mattina nel quartiere popolare di Barriera Milano a Torino: una donna di 46 anni si è data fuoco davanti agli sportelli dell’ufficio Inps di corso Giulio Cesare 290. Chi l’ha soccorsa è riuscito a spegnere le fiamme prima che potessero ucciderla ma è ugualmente in gravi condizioni, con ustioni sul 70 per cento del corpo, in particolare a torace, braccia e volto. “Mi hanno licenziata, sono esasperata, non ce la faccio più” ha urlato prima di cospargersi il corpo di alcol e appiccare le fiamme con un accendino.

Torino, donna si dà fuoco all'Inps: è grave. "Licenziata a gennaio, non ho ancora il sussidio di disoccupazione"

Il punto in cui la donna si è data fuoco

La polizia sta cercando di verificare con maggior precisione che cosa l’abbia spinta a compiere il gesto. Secondo il racconto dei testimoni la donna prima di darsi fuoco ha raccontato di essere stata licenziata a gennaio ma di aspettare ancora adesso l’indennità di disoccupazione che non arrivava. E’ stata portata all’ospedale Giovanni Bosco e intubata per essere poi trasferita, vista la gravità delle sue condizioni, al centro grandi ustionati del Cto.

 

Nella cronaca locale marchigiana è uscita questa notizia, ( ovviamente non ripresa in nazionale)

Sisma, ufficio per la ricostruzione: incarico alla mamma di Lodolini , Grillini sul piede di guerra

Un braccio destro in più per Cesare Spuri nell’ufficio ricostruzione del post sisma. Ma a far tuonare il M5S contro Palazzo Raffaello è il nome scelto per questo incarico: Paola Bonacorsi, la madre del deputato Pd Emanuele Lodolini. La nomina è avvenuta martedì scorso con delibera di giunta regionale, a Bonacorsi verrà fatto un contratto di lavoro dal primo luglio e fino al termine della legislatura per un compenso di 28mila euro all’anno, in qualità di addetta alla segreteria del presidente della giunta Regione Luca Ceriscioli, in particolare con il compito di “vice commissario per gli interventi della ricostruzione”. Bonacorsi passa così dal Consiglio regionale, come addetta al gruppo consiliare Pd, incarico scaduto lo scorso 31 marzo, alle dipendenze dirette del governatore. A criticare la scelta è il capogruppo M5S in Consiglio regionale Gianni Maggi.

“Nella legge regionale 130 approvata lo scorso aprile, che la politica chiama “omnibus” perché contiene modifiche di varie leggi, diverse tra loro ma spesso accomunate dagli stessi intenti “marchettari” – spiega l’esponente grillino – spicca la modifica dell’articolo 22 della legge 20 del 2001. Con questa modifica si inserisce una persona in più, sia nella segreteria del presidente della giunta per gli interventi relativi al terremoto che in quelle degli assessori. Noi avevamo presentato un emendamento per sopprimere l’articolo, ma la maggioranza lo ha bocciato perché aumentare le competenze in una fase così delicata come quella del dopo sisma è un atto dovuto nei confronti delle popolazioni colpite. Ora tre giorni fa la giunta ha individuato le competenza per le funzioni connesse all’incarico di vice Commissario per gli interventi della ricostruzione post terremoto, ossia Ceriscioli, nella persona di Paola Bonacorsi. Voglio porgere un augurio di un proficuo lavoro alla signora e le mie più vive felicitazioni all’onorevole Emanuele Lodolini per l’incarico conferito da Ceriscioli alla sua mamma”, conclude Maggi.

Se, per i prossimi di uno che non conta quasi un cazzo nel pd nazionale, creano posti ad hoc , figuarsi per uno che conta. Tralasciando poi la ricostruzione …

Io gli farei contare  i vaffanculo.

renzi, re merda, ci sono cose più importanti delle ius soli che pure oggi hai difeso. Ma che ti/vi frega, a voi che vivete in un mondo che non esiste.

Corriere del Ticino del 20/06/2017 , in Italia non se ne parla, ( chissà come mai…) , «Dall’Italia 400mila profughi, noi parleremo di soli 250mila»

Dalla pagina 2 e 3 del cartaceo

Le cifre «Dall’Italia 400mila profughi, noi parleremo di soli 250mila»

Gli ingressi illegali attraverso la Svizzera: i dati reali e quelli ritoccati – Per chi non rispetta le indicazioni, pene severe fino all’espulsione dal corpo di polizia

Un certo numero di pagine del dossier, ( documento «strettamente riservato» della Polizia criminale tedesca) si concentra sul tema dei migranti,alcune ne mettono in relazione la presenza in Germania con i fenomeni della criminalità e del terrorismo (rapporto sempre rifiutato con decisione pubblicamente dall’autorità politica tedesca). Riportiamo qui di seguito alcuni passaggi significativi. «Attenzione. Aumento degli ingressi illegali di migranti attraverso la Svizzera. Gli arrivi registrati nell’arco di pochi mesi si sono triplicati. La nuova rotta seguita dai profughi è quella che passa dalla Libia, attraversa il mar Mediterraneo e dall’Italia porta alla Svizzera con target la Germania». Seguono
alcune cifre : «La percentuale degli ingressi illegali è cresciuta del 70%. I colleghi italiani prevedono l’arrivo di circa 350mila, fino a 400 mila migranti dall’Africa nell’anno 2017. Verso l’esterno, alla stampa e ad altri media, indichiamo una cifra di 250 mila unità». C’è, poi, un apposito «Rapporto sui reati commessi dagli immigrati» da cui emerge che i crimini relativi al 2016 relativi a questa categoria di stranieri sono nettamente cresciuti rispetto all’anno prima:da 309 mila ne sono stati registrati 465mila.Queste cifre,è specificato,non contengono reati contro l’asilo e la socialità. «Ai media–è aggiunto–per il 2015 si parla di 209mila reati, nel 2016 di 295 mila». I reati presi in esame riguardano quelli contro il patrimonio, l’incolumità delle persone, le rapine – semplici e aggravate–,i furti,le truffe e gl iomicidi. Da notare che il BKA raccomanda di «non mettere mai in relazione le cifre indicate con l’insieme della popolazione, in modo che sia escluso calcolare l’incidenza percentuale dei crimini commessi dagli immigrati. Così facendo i reati a loro attribuibili appaiono proporzionalmente ridimensionati». Segue un’altra raccomandazione: i reati commessi da persone con passaporto tedesco e un passato migratorio (doppia cittadinanza) sono sempre da attribuire a cittadini tedeschi». Da rilevare altresì che «nel 2016 sono stati commessi 124 omicidi (alla stampa ne sono stati indicati 66)». La categoria degli immigrati presa in esame include i richiedenti l’asilo, i profughi riconosciuti e gli stranieri con permesso temporaneo o di dimora.Le cifre indicate non includono le violazioni in materia di asilo «per non gonfiare inutilmente la statistica». Ancora qualche indicazione per come comportarsi con i rappresentanti della stampa e deimediaingenerale:informazioni solo attraverso il portavoce dell’autorità competente e tramite funzionari appositamente istruiti al loro compito. Per tutte le persone con origine migratoria occorre anteporre la nazionalità tedesca, per esempio: tedesco-tunisino, tedesco iraniano eccetera. «Evitare la parola Nafri, ovvero nordafricano. Anche in questo caso parlare di tedesco-africano. Qualora non vi fosse altra soluzione utilizzare il termine di profugo di guerra». È specificato: «Mai parlare di migranti economici. La sollecitazione giunge direttamente dal ministro della Cancelleria e dal portavoce del Governo. Queste indicazioni sono tassative,per chi non le rispetta sono previste sanzioni severe, procedure disciplinari e il licenziamento dalla polizia».

chi ci mangia sopra, pur odiandolo, lo capisco. Gli altri… poveri coglioni