Il mestiere dello scrittore, Haruki Murakami

Non è, almeno non lo è ancora, Come Tradizione Vuole ma solo la rece che ho scritto su Ibs.

Premetto che , post lettura, lo avrei intitolato La scrittura secondo me, o La mia scrittura. Scrittore come professione, divenuto Il mestiere dello scrittore, è un collage di cose più o meno note di Murakami Haruki. Alcune pagine le ricordavo, identiche, per averle lette nella prefazione di Vento e Flipper. Altri punti erano stati toccati in L’arte di correre. Di Murakami ho letto ogni cosa, dai singoli racconti alle raccolte fino a tutti i romanzi. Tutto. Per questo, essendo un lettore fedele dell’artista giapponese, il libro mi è piaciuto ma non totalmente. Per mio gusto personale, ci sono punti maggiormente riusciti, più godibili. Sarà che, come detto, non vi ho trovato molte cose nuove. Sarà pure che, in altre occasioni, nei rari incontri concessi al pubblico, era stato anche più diretto. Lo amo, molto, per il suo voler essere scrittore. Lo apprezzo nonostante, o anche per, il non voler incontrare ,se non in rare occasioni, più estere che in Giappone, i suoi lettori/ammiratori. Non è convenzionale, certamente. Non è semplice, ma non vuole esserlo perchè, in realtà, non gli interessa. Il rapporto con i lettori è attraverso l’arte. Scrittore e lettori, collegati attraverso i libri in un reciproco rispetto. Le parole si trasformano in radici, fonde. Tornando al libro in questione, c’è veramente poco/pochissimo per chi voglia di cimentarsi con la scrittura. I consigli non sono molti. Rispetto agli ultimi libri di Murakami Haruki editi da Einaudi , stavolta il tomo vale la somma richiesta. Non ci saranno tavole ad abbellire il testo, ma è un buon libro. Non che gli altri non lo fossero, ma 15 euro per poche decine di pagine, mi è sempre parso esagerato. Anche a fronte delle numerose e , si, belle tavole. Lo consiglio, questo Il mestiere dello scrittore, a chi ama Murakami Haruki.

Gabriel Garko, striscia

Ho visto, dato che ne parlavano in radio, il video di staffelli che voleva consegnare il tapiro a Garko. Vomitevole. Chiaramente mi riferisco a staffelli e, di conseguenza, a striscia. Cosa faccia Garko nell’intimità della sua camera, sono affari suoi. I suoi gusti, pure. Quanto in basso bisogna arrivare ancora? Che televisione di merda. Anzi, no. La merda è utile. Aggiungo che Garko è stato un signore. Mi spiace, solo, che non gli abbia fatto male veramente. Aggiungo che, inseguire un’auto come fanno loro, mette a repentaglio gli altri automobilisti. Secondo, se cerchi di passare a destra e ti schiacciano, sono cazzi tuoi. Terzo, il fratello sbagliato.

Pierre e Jean – Guy de Maupassant

Ora entrambi si concedevano un po’ di riposo in famiglia, ma progettavano di stabilirsi definitivamente a Le Havre se avessero trovato una sistemazione soddisfacente. Ma una vaga gelosia, una di quelle gelosie latenti che crescono, quasi invisibili, tra fratelli o sorelle fino alla maturità e divampano, poi, in occasione di un matrimonio o una fortuna che tocchi a uno di loro, li teneva all’erta in una fraterna e innocua inamicizia. Si volevano bene, certo, ma si spiavano. Pierre, che alla nascita del fratellino aveva cinque anni, aveva guardato con ostilità da bestiola viziata quell’altra piccola bestia, amata e coccolata, apparsa all’improvviso tra le braccia del padre e della madre. Fin dall’infanzia Jean era stato un modello di bontà per il carattere dolce e uniforme, e a poco a poco Pierre aveva cominciato ad esasperarsi a sentire lodare continuamente la dolcezza, la bonarietà e la bontà di quel fratello grande e grosso che a lui pareva solo indolente, balordo e ingenuo. I genitori, gente pacifica che sognava per i figli posizioni rispettabili e mediocri, gli rimproveravano le sue indecisioni, i suoi entusiasmi, i tentativi falliti, gli slanci impotenti verso idee generose e professioni di prestigio. Divenuto uomo non gli dicevano più : “Impara da Jean” ma ogni volta che sentiva ripetere : “ Jean ha fatto questo… Jean ha fatto quell’altro…” capiva benissimo il significato e l’allusione che quelle parole nascondevano. La madre, donna d’ordine, economa, borghese, un po’ sentimentale,  dotata di una tenera anima di cassiera, smontava di continuo le piccole rivalità che nascevano ogni giorno dai fatti più banali della vita in comune dei due figli.

 

Papà Roland, con la sua mania di voler sembrare a tutti i costi un uomo di mare, interrogava la nuova amica sul defunto capitano ed elle parlava di lui, dei suoi viaggi, dei suoi racconti, senza alcun imbarazzo, da donna ragionevole e rassegnata, che ami la vita e rispetti la morte.

 

Quella gita in mare le aveva fatto molto piacere. Il marito, senza essere cattivo, la trattava male, con villania, come sono villani, senza malanimo e senza astio, i padroni di bottega , per i quali comandare equivale a imprecare.

 

Era una di quelle persone che non si turbano per niente. Le donne, più nervose, sentono talvolta, senza comprendere il perché , che il suono di una voce inutile è irritante come una volgarità.

 

Si sentiva a disagio, con un gran peso sul cuore, scontento come quando si è ricevuta qualche cattiva notizia. Nessun pensiero definito lo affliggeva ed egli non avrebbe potuto dire lì per lì da dove gli venissero quell’angoscia e quel torpore del corpo. Sentiva male in qualche parte, senza sapere dove ; portava in sé un piccolo punto doloroso, uno di quegli indolenzimenti quasi insensibili che non si sanno localizzare, ma che impacciano, irritano, rendono tristi e depressi ; una sofferenza ignota e lieve , qualcosa come il seme di un dolore.

 

Si sentiva tanto sicuro del successo, che balzò dal letto come per afferrarlo subito

 

Papà Roland alzò le spalle : “ Bla, bla! La cosa più sensata della vita è il passarsela comodamente. Non siamo bestie ma uomini. Quando si nasce poveri, bisogna lavorare , ebbene, tanto peggio : si lavora! Ma quando si hanno rendite, perbacco, bisognerebbe essere stupidi per sgobbare.”

 

La signora Roland cercava sempre di attutire gli urti continui tra padre e figlio; anche questa volta sviò la conversazione e parlò di un assassinio che era stato commesso la settimana precedente a Bolbec-Nointot. Subito l’attenzione dei familiari si rivolse alle circostanze in cui era stato commesso il delitto; e il fascino dell’orrore, il suggestivo mistero che queste azioni sia pur ripugnanti, volgari e vergognose esercitano sulla curiosità umana avvinse anche il loro animo.

 

Pierre era in una di quelle tristi giornate in cui si fruga in ogni angolo della propria anima per esplorarne tutte le pieghe.

 

La prora tagliava il mare come il vomere di un aratro impazzito e l’onda, sollevata, agile e bianca di spuma, si gonfiava e ricadeva  come ricade, scura e pesante, la terra arata dei campi.

 

Era un uomo istruito, brillante. Quante volte aveva parlato di poeti e di versi con Pierre! Non apprezzava gli scrittori da artista, ma da borghese sensibile.

 

E, improvvisamente, un ricordo preciso, terribile, attraversò l’anima di Pierre. Marèchal era stato biondo, biondo come Jean …   A tale pensiero la sua angoscia divenne così lacerante che egli emise un gemito, uno di quei brevi lamenti che certi dolori troppo violenti strappano al cuore. E , a un tratto, come se lo avesse udito e capito, la sirena del molo in risposta urlò vicinissima a lui. Il suo urlo di mostro soprannaturale, più fragoroso del tuono, ruggito selvaggio e tremendo, fatto per dominare le voci del vento e delle onde, dilagò nell’oscurità sul mare invisibile, sepolto sotto la nebbia. Allora, nella foschia, vicine e lontane, grida simili si elevarono di nuovo nella notte. Erano spaventosi quei richiami lanciati dalle grandi navi cieche. Poi tutto tacque ancora. Pierre aveva aperto gli occhi e guardava, sorpreso di trovarsi lì, risvegliato dal suo incubo. “ Son pazzo, pensò; sospetto di mia madre.” E un’ondata di affetto , di tenerezza , di pentimento, di preghiera e di desolazione sommerse il suo cuore. Sua madre! Come aveva potuto sospettare di lei, conoscendola come la conosceva? L’anima la vita di quella donna semplice, pura e leale non eran forse più limpide dell’acqua? Come non giudicarla insospettabile, quando la si era vista e conosciuta? E proprio lui, suo figlio aveva dubitato di lei! Oh, se avesse  potuto stringerla tra le braccia in quel momento, come l’avrebbe baciata, accarezzata, come si sarebbe inginocchiato per chiederle perdono! Aveva dunque ingannato suo padre? Suo padre! Certo, era un brav’uomo, onesto e rispettabile negli affari; ma il suo spirito non aveva mai oltrepassato l’orizzonte del suo negozio. Come mai quella donna, una volta molto bella ( lui lo sapeva e del resto si vedeva ancora) con un’anima delicata, affettuosa, tenera, aveva accettato per fidanzato e per marito un uomo così diverso da lei? Perché indagare? S’era sposata, come si sposano le ragazzine, al buon partito che i genitori presentano. Si erano sistemati nel loro negozio di rue Montmartre,  e la giovane donna, imperando dal suo banco, animata dallo spirito della nuova famiglia, da quel senso sottile e sacro dell’interesse comune, che sostituisce l’amore e perfino l’affetto nella maggior parte delle famiglie di commercianti di Parigi, s’era messa a lavorare con tutta la sua intelligenza attiva e accorta per la sperata fortuna della loro casa. E così, la sua vita era trascorsa, uniforme, tranquilla, onesta, senza tenerezza! Senza tenerezza? … Era mai possibile che una donna non amasse? Una donna giovane, graziosa, che viveva a Parigi, leggeva libri, che applaudivano le attrici che morivano di passione sulla scena, poteva andare dall’adolescenza alla vecchiaia senza che il suo cuore fosse colpito una sola volta? Di un’altra non l’avrebbe creduto : perché avrebbe dovuto crederlo di sua madre? Certo, anche lei aveva amato come le altre ; per quale ragione doveva essere diversa? Perché era sua madre? Era stata giovane, con tutti i poetici abbandoni che turbano i cuori dei giovani.  Chiusa, imprigionata nel negozio, accanto ad un marito volgare che parlava sempre d’affari, aveva sognato il chiaro di luna, viaggi, baci scambiati nell’ombra della sera. E poi, un giorno, un uomo era entrato, come nei libri entrano gli innamorati, ed aveva parlato come parlano loro. Lei lo aveva amato. Perché no? Era sua madre! Ebbene. Bisognava essere ciechi e stupidi al punto di negare l’evidenza solo perché si trattava di sua madre? Si era concessa? … Ma certo, perché quell’uomo non aveva avuto altre amiche ; ma certo perché era rimasto fedele a lei ormai invecchiata e lontana ed aveva lasciato tutto il suo patrimonio a suo figlio, al loro figlio! E Pierre si alzò, in preda ad un tale furore che avrebbe voluto uccidere qualcuno! Il suo braccio teso, la mano aperta avevano voglia di colpire, di picchiare , di distruggere, di strangolare. Chi? Tutti : suo padre, su fratello, Marèchal, sua madre!

 

Il bacio colpisce come il fulmine, l’amore passa come un uragano; poi la vita, di nuovo, si calma come il cielo e ricomincia come prima. Ci ricordiamo, forse, di una nuvola?

 

Quel volto visto dall’infanzia, da quando il suo occhio era stato capace di distinguere, quel  sorriso, quella voce così nota, così familiare, gli apparivano bruscamente nuovi e diversi da come erano stati per lui fino a quel momento.  Ora capiva che, amandola, non l’aveva mai guardata. Eppure era lei ed egli non ignorava nessuno dei più piccoli particolari del suo viso ; ma li vedeva chiaramente per la prima volta.

 

Egli spiava sul volto di lei le pause di calma e , con astuzie da torturatore, ridestava con una sola parola il dolore placato per un attimo. Ed egli soffriva quanto lei! Soffriva spaventosamente di non amarla più, di non rispettarla e di torturarla. Quando aveva ben ravvivata la piaga sanguinante, aperto da lui in quel cuore di donna e di madre, quando la sentiva così miserabile e disperata, se ne andava solo, per la città, attanagliato dai rimorsi, addolorato dalla pietà, così desolato di averla dilaniata a quel modo con il suo disprezzo di figlio, e aveva voglia di buttarsi in mare, di annegarsi per farla finita. Oh, come avrebbe voluto perdonare, ora! Ma non poteva, era incapace di dimenticare. Se soltanto avesse potuto non farla soffrire ; ma neppure questo poteva fare, perché anche lui continuava a soffrire. Tornava alle ore dei pasti, pieno di affettuosi propositi; poi, appena la vedeva, appena incontrava il suo sguardo una volta così fermo e franco ed ora sfuggente, timoroso, smarrito, colpiva suo malgrado, non potendo trattenere la frase perfida che gli saliva alle labbra.

 

Era il tempo del raccolto. Accanto ai trifogli d’un verde cupo e alle barbabietole di un verde vivo, il frumento giallo illuminava la campagna d’un chiarore dorato e biondo. Pareva che avesse bevuto la luce del sole.

 

La signora Rosèmilly , in quel costume, era molto graziosa, d’una grazia imprevista, contadinesca e ardita.

 

E le offrì la mano per camminare sugli scogli viscidi. Lei si appoggiava, un poco impaurita, ed egli, a un tratto, si sentì invaso d’amore, sconvolto dal desiderio, affamato di lei, come se il male che germogliava in lui avesse atteso quel giorno per manifestarsi.

 

L’urto ricevuto dalla sua sensibilità era stato abbastanza forte da fargli dimenticare, in una commozione irresistibile, tutti i pregiudizi e tutte le suscettibilità della morale naturale. D’altra parte, egli non era un uomo da resistere a lungo. Non gli piaceva combattere contro nessuno e, tanto meno, contro se stesso.  Si rassegnò, dunque, e per una tendenza istintiva, un innato amore per il riposo, per la vita dolce e tranquilla, si preoccupò subito dei mutamenti che sarebbero sorti intorno a lui e che lo avrebbero nel tempo stesso toccato. Li prevedeva inevitabili e, per allontanarli, si decise a sforzi sovraumani di energia e di attività. Bisognava che, immediatamente, fin dal giorno dopo, le difficoltà fossero appianate, perché a volte egli provava anche quel bisogno imperioso di soluzioni immediate,  che rappresentava tutta la forza dei deboli, incapaci di volere a lungo.

 

E nella sua anima, in cui l’egoismo assumeva apparenze oneste, tutti gli interessi mascherati si combattevano. Gli scrupoli iniziali cedevano il posto ai capziosi  ragionamenti, poi ricomparivano, poi di nuovo si cancellavano. Tornò a sedere, cercando una ragione decisiva, un pretesto così forte da risolvere i suoi dubbi e convincere la sua innata rettitudine.

 

Rifletté a lungo , a testa china , camminando con lo stesso passo del figlio. Poi, con la voce strana che talvolta assumiamo per concludere un lungo e segreto pensiero, disse : “ E’ brutta, la vita. Se una volta si trova un po’ di dolcezza, siamo colpevoli di esserci abbandonati ad essa e, più tardi, la scontiamo a prezzo molto caro.”

 

Un’ora dopo era disteso sul suo lettino da marinaio, stretto e lungo come una bara. Vi rimase a lungo, con gli occhi aperti, pensando a tutto ciò che era avvenuto da due mesi nella sua vita e, soprattutto, nel suo animo. A furia di soffrire e aver fatto soffrire gli altri, il suo dolore aggressivo e vendicativo s’era stancato, come una lama smussata. Egli non aveva quasi più il coraggio di serbar rancore a nessuno e per qualsiasi cosa, lasciava andare alla deriva la sua ribellione, come la sua esistenza. Si sentiva talmente stanco di lottare, stanco di colpire, stanco di odiare, stanco di tutto, che non ne poteva più e cercava di addormentare il suo cuore nell’oblio, come si cade nel sonno. Udiva vagamente intorno a sé i rumori della nave, rumori lievi, appena percettibili in quella notte calma del porto ; e dalla sua ferita , fino a quel momento così crudele, altro non sentiva che gli stiramenti dolorosi delle piaghe che si cicatrizzano.

 

Stava per passare in seconda classe , quando ricordò che la sera precedente  era stato imbarcato un numeroso gregge di emigranti e discese tra i due ponti. Entrando, fu colpito da un odore nauseabondo d’umanità povera e sudicia, puzzo di carne nuda più stomachevole di quella del pelo o della lana delle bestie. E, in una specie di sotterraneo scuro e basso , simile alle gallerie delle miniere, scorse centinaia di uomini, di donne e di fanciulli distesi su tavole sovrapposte o ammucchiati per terra. Non distingueva i volti ma vedeva vagamente quella folla sordida , cenciosa, di miserabili vinti dalla vita, finiti, schiacciati, che partivano, con mogli magre e bambini esauriti, per una terra ignota dove speravano , forse, di non morire di fame. E, pensando al lavoro passato, al lavoro perduto, agli sforzi sterili, all’accanita lotta ripresa inutilmente ogni giorno, all’energia spesa da quei pezzenti, che si accingevano a riprendere ancora, senza saper dove, quell’esistenza di orribile miseria, il dottore fu preso dalla voglia di gridar loro : “ Ma gettatevi in mare con le vostre femmine e i vostri bambini!” E si sentì il cuore talmente stretto dalla pietà che si allontanò , non riuscendo a sopportare la loro vista.

Grande successo, lol

Classifica dei film al cinema

DAL 16 AL 19 marzo 2017

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Quando uno si presenta bene , UFC fight night 107

Non voglio parlare del main event, Manuwa vs Anderson, incontro veloce, chiuso signorilmente da Manuwa. Non sono molti quelli che si fermano. La performance of the night va , di diritto, anche a Marc Diakiese. E’ stato talmente chirurgico e dominante che l’UFC, annusando pubblicità gratuita, ha messo subito il video on line. Capita non di sovente. Diakiese, a differenza dello sfidante Teemu Packalén , lontano dalla gabbia per un annetto causa infortunio, veniva da due vittorie negli ultimi mesi, ( ottobre e dicembre 2016). Una vittoria poteva essere preventivata, ma non come è venuta. Notevole.

Varie ed eventuali, Fabio De Luigi, John Wick II, Conigli, Guy de Maupassant

Inizio dalla fine e dal migliore. Poche pagine alla conclusione di Pierre e Jean, quarto romanzo dei sei che Guy de Maupassant ha scritto in sette anni. Lo scrittore francese resta, per me, uno dei più grandi. Mi emoziona con ogni opera. Riesce a farmi viaggiare con la fantasia. Eccezionale. Lo so che lo ripeto sempre, parlando di lui, ma era toccato dalla vera arte.

Conigli – L’altro giorno mi è arrivata questa :

Ciao Gian Luca,
non succede tutti i giorni di fare la storia: oggi il Parlamento europeo ha votato la proposta di risoluzione che spiana definitivamente la strada al bando delle gabbie per conigli da tutta l’Unione Europea.

La vittoria è stata schiacciante: 410 voti favorevoli e 205 contrari.

Gian Luca, la tua voce è stata ascoltata! Grazie di cuore per aver firmato la petizione di Animal Equality diretta agli Eurodeputati e per averli convinti a fare la scelta giusta. Il tuo contributo ha reso possibile questa svolta incredibile.

Questa decisione dell’Unione Europea avrà un enorme impatto sulla vita di oltre 340 milioni di conigli, riducendo la loro sofferenza.

Ma tutto questo non basta: eliminare le gabbie non significa eliminare la crudeltà. Per questo il nostro lavoro proseguirà ogni giorno, fino a quando sarà abolita ogni forma di maltrattamento.

Ne sono felice. Non mangio carne da anni. L’ho totalmente bandita dalla mia tavola. Non che non mi piaccia, ma ho scelto di scegliere. Eticamente.

Volevo parlare di John Wick ma, considerando che qualcuno ha detto che gli ultimi saranno i primi, non voglio rischiare chiudendo con De Luigi. Si. Lo ammetto. Vedendo gli incassi dell’ultimo film che lo vede protagonista con Elio Germano, stiamo parlando di poco più di 500.000 euro in una settimana, ho goduto moltissimo. Non che mi stia sul cazzo. Non è questo. Solo che , lo scorso anno, ho trovato vergognoso il suo primo film da regista, Tiramisù. Un film bruttissimo. Un tiramisù di merda. Per cui, se non incassa, se non richiama, una domanda me la farei. Che poi, Germano. Ma che cazzo.

E chiudiamo con John Wick. L’ho visto, ma ne parlerò nei prossimi giorni con una scheda apposita. Non mi è paciuto molto. La Gerini e Scamarcio, come camorristi, bah. Mi rendo conto che bastava che fossero italiani, ma un paio di attori di Gomorra, la serie, ci stavano a pennello. Ciruzzo, nella parte del fratello bastardone, oppure Genny. La morte sua. Cmq entrambi han fatto il loro. Solo che, un pugliese e una romana, a fare i boss della Camorra…

Zelig, film 1983

Ieri mi è presa voglia di Woody Allen , come fosse un gelato, un piatto di tagliatelle o un buon bicchiere di vino. Così, grazie a Sky che gli dedica una parte, seppur minima, del pacchetto cinema, ho cliccato su Zelig. Grandissimo film. In tutto. Quando Leonard Zelig, ipnotizzato dalla dottoressa che lo ha in cura, ( Mia Farrow), parte col racconto di lui bambino e di chi picchiava chi, e lo fa seguire alla battuta sul rabbino , è impossibile non ridere. Ispiratissimo.Straordinario come Allen riesca ad inserirsi nei vecchi filmati di repertorio che lo vedono apparire al fianco dei volti noti negli anni venti. Si spazia da Charlie Chaplin a Tom Mix, Carole Lombard, Babe Ruth, Joséphine Baker , Fanny Brice, Claire Windsor, Joe di Maggio, Marion Davies, fino ad una puntata dietro al palco di Hitler. Geniale. Io, per fortuna Moby Dick l’ho letto. Ma mi trasformo comunque, anche se meno. Da vedere? Si, si, si.

Di Woody Allen. Con Woody Allen, Mia Farrow, Susan Sontag, Saul Bellow, Irving Howe, Bruno Bettelheim, Mary Louise Wilson

Rec 3 – La genesi , film 2012

Chi mi conosce sa che sono un fan di Balaguerò. Non solo per Rec e Rec 2, ma per Darkness, Fragile fino a Bed Time che pure ho trovato gradevole. Rec 4 però l’ho trovato pessimo. Rec 3 è girato dal solo Paco Plaza. Nei primi due capitoli della serie, i due registi avevano lavorato assieme. Poi si son divisi e ognuno ha portato avanti il suo progetto. Beh, se il 4 è bruttino, il terzo è veramente una merda. Rec 3 è uno degli horror più brutti tra quelli da me guardati, ( e ne ho visti migliaia). Sky lo sta (ri)proponendo in questi giorni. E’ talmente brutto, fatto male, mal riuscito che regala più di un sorriso. Orribile al punto da risultare (quasi) bello, chiaramente non come horror. Ci sono dei momenti che sono terribili. Da vergognarsi. Ma come si fa? Pensare che l’inizio, anche per merito del cane che fa da gancio coi capitoli precedenti, avevo grande speranza. Un film horror che fa ridere, fino a una certa, e poi diventa una cagata, non può che essere pessimo. Per fortuna non c’è il lieto fine. Finchè la morte non vi separi. Appunto.

Da vedere? Ma siete matti?

Di Paco Plaza. Con Leticia Dolera, Diego Martìn, Javier Botet, Carla Nieto, Mireia Ros, Ismael Martínez, Claire Baschet, Alex Monner , Carla Nieto,  Ana Isabel Velásquez